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Storie

Younivocal: innovazione nella lotta alla contraffazione

Francesco di Genova ci presenta Younivocal, l'applicazione che potrà aiutare i grandi marchi di lusso a combattere la contraffazione

25 Maggio 2015

Innovare significa creare qualcosa che non esiste, ma che non sempre è la risposta ad un reale bisogno. A volte è l’innovazione stessa che crea il bisogno.

Contraffazione: la grande nemica del Made in Italy in Italia e nel mondo. La combattono da sempre i grandi marchi del lusso, che vedono spuntare in ogni dove prodotti a basso costo con il logo bene in vista, e la subiscono i clienti, che si ritrovano talvolta ad acquistare a caro prezzo articoli non originali, quando non direttamente difettosi o pericolosi. È qui che entra in gioco l'innovazione: abbiamo parlato con Francesco Di Genova, creatore di Younivocal, un sistema che verifica l'originalità dei prodotti.

Che cos’è l’innovazione per Lei?
Innovare significa creare qualcosa che non esiste, ma che non sempre è la risposta ad un reale bisogno. A volte è l’innovazione stessa che crea il bisogno.
Qual è l’innovazione simbolo di questa epoca?
In mille anni di storia non si è mai avuto un picco di innovazioni come quelle di quest’ultimo secolo e sceglierne una (considerando gli infiniti settori) è molto arduo.
Probabilmente mi sento di dire che Internet è l’innovazione per eccellenza; ha realmente cambiato il mondo in tutti i suoi aspetti.
Quali sono le fondamenta su cui si costruisce l’innovazione?
Il punto di partenza è il sapere andare fuori dagli schemi, perché è il “diverso” che fa nascere il nuovo. Ovviamente il tutto deve essere accompagnato da spiccate conoscenze della materia sulla quale si basa l’innovazione.
In che modo le nuove tecnologie hanno cambiato il mercato?
Non c’è un qualcosa di specifico, ma è tutta la vita che è cambiata a seguito delle nuove tecnologie: oggi si mangia a tavola postando informazioni su Facebook oppure ci si ferma per strada, a volte mentre si attraversa la strada, per farsi un autoscatto... le cose cambiano a prescindere, fa parte dell’evoluzione, belle o brutte che siano.
Quali sono, secondo lei, le opportunità create dalle nuove tecnologie?
Come diceva Laurent de Lavoisier, nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma: alcuni posti di lavoro sono andati persi a favore della tecnologia che però ne ha creati altri più specifici; c’è più libertà di informazione nei paesi democratici perché Internet è in grado di svelare qualsiasi retroscena. Al di là di questo, sono anche nati tantissimi problemi, le persone sono diventate più fredde e aggressive e diciamola tutta, ci stiamo un po’ troppo robotizzando. Dietro a tutti questi pro e contro si sono sviluppate professioni diverse, servizi nuovi e la ricerca in campo sanitario ha fatto passi da gigante.
Quale sarà la prossima rivoluzione secondo Lei?
Con un sorriso e una battuta la prossima rivoluzione sarà quella di ritornare al passato per creare un nuovo futuro, visto che quello che fino ad oggi è stato fatto non è andato nella giusta direzione.
Il Made in Italy è ancora un valore?
Forse mi sento di dire che è l’unico valore che ci tiene ancora in piedi. Siamo famosi in tutto il mondo principalmente per le nostre capacità creative e artigianali.
In Italia sono più importanti le idee o gli investimenti?
Direi entrambe. Le idee senza i dovuti investimenti non vanno da nessuna parte. È anche vero però che gli investimenti senza le idee non hanno futuro.
Qual è il percorso di formazione che raccomanda? In Italia o all’estero?
Be', sicuramente fare entrambe le esperienze sarebbe la soluzione migliore. Direi con una battuta che l’esperienza in Italia ti fortifica perché se ce la fai in Italia allora ce la puoi fare ovunque.
Quali sono le sue fonti d’ispirazione in Italia?
Io faccio l’imprenditore e cerco di seguire un mio modello di impresa: di sicuro il modello a cui mi ispiro è quello creato e portato avanti con tanta energia da Brunello Cucinelli, una degli imprenditori (se non il primo) più genuini in Italia. Un modello di ispirazione per tutti.
Qual è il rischio più grande che ha corso?
Fare l’imprenditore in Italia. Scherzi a parte, quando si inizia si è costretti a mettere da parte tutto, amori, famiglia, amicizie e il dispiacere più grande sarebbe quello di non riuscire a farcela e quindi di non essersi goduti ciò che si è lasciato per strada.
Qual è stata la sua migliore intuizione?
Se la mia azienda diventerà una realtà affermata allora vi risponderò Younivocal, ma dovrete rifarmi la domanda fra un po’ di tempo.
Quando ha capito che quella era “la svolta” per il suo progetto?
Ma diciamo che un progetto subisce evoluzioni costantemente. Rispetto a quando siamo partiti, oggi è tutto diverso quindi è difficile stabilire la vera svolta.
Sicuramente quando si scende in campo e si va ad incontrare i potenziali clienti è lì che si capiscono tante cose: la bravura sta anche nel non innamorarsi troppo delle proprie idee e avere il coraggio di cambiarle, anche in corso d’opera.
Nella sua esperienza, quanto conta per il cliente verificare l'autenticità di un prodotto?
Il cliente ad oggi sta iniziando finalmente a capire quali sono i danni di comprare un prodotto falso. Fino a poco fa, nell’immaginario del consumatore, l’idea che si aveva era che comprare un prodotto falso significava non far guadagnare il brand e la risposta ovviamente era l’indifferenza più totale. Oggi, si sta iniziando a percepire il concetto che un prodotto falso è pericoloso per la salute: pensiamo ai farmaci falsi (mortali), pezzi di ricambio per auto difettosi che finiscono per causare incidenti, abiti con sostanze tossiche per la salute, giocattoli che danneggiano i bambini. Questo sta stimolando il consumatore a prendere realmente coscienza di cosa sta comprando.
La protezione dei marchi, soprattutto in Italia, è un punto cruciale su cui poggia un comparto importantissimo dell'economia. Quanto pensa che possa essere coinvolto il cliente nella lotta alla contraffazione?
È l’elemento cardine del processo: è possibile limitare parecchio la contraffazione se nel processo c'è un comportamento pro-attivo da parte del consumatore finale. È lui, in fin dei conti, che deve essere tutelato.
Che cosa manca alla cultura digitale italiana per essere davvero funzionale alla vita quotidiana delle persone?
Mancano purtroppo tante cose. Il digital divide è la prima grande causa di tutto, basti pensare che in Italia ci sono ancora punti di connessione internet a 56K. Diventa quindi veramente molto difficile pensare a una presenza importante delle tecnologia, visto che ormai la banda larga è alla base di tutto.

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