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WISTER: Women for Intelligent and Smart TERritories

Wister è un network al femminile che intende promuovere politiche dell’innovazione sensibili alle differenze, a partire da quelle di genere per una migliore sinergia tra innovazione sociale e innovazione strettamente tecnologica

18 Maggio 2015

Innovazione è cambiamento, apertura al nuovo e al diverso per migliorare

Il concetto di fare rete è più che mai da legare al web, non solo per il network di contatti che è possibile intrecciare, ma anche per la possibilità di unire più forze verso un orizzonte comune. Ascoltarsi, diffondere conoscenza e confrontarsi in modo costruttivo sono i capisaldi di WISTER, un network al femminile creato da Flavia Marzano, docente alla Sapienza di Tecnologie per l’Amministrazione Digitale, che ci racconta i traguardi da raggiungere affinché le nuove tecnologie siano davvero sinonimo di innovazione.

Che cos’è l’innovazione per Lei?
Innovazione è cambiamento, apertura al nuovo e al diverso per migliorare.

Qual è l’innovazione simbolo di questa epoca?
Senza ombra di dubbio Internet: ha cambiato il nostro modo di pensare e agire, oltre che di lavorare e studiare.

Quali sono le fondamenta su cui si costruisce l’innovazione?
Ascolto, curiosità, condivisione, collaborazione, partecipazione, competenza.

In che modo le nuove tecnologie hanno cambiato il mercato?
Come dicevo, tra le nuove tecnologie Internet è sicuramente stato portatore di grandi cambiamenti anche nel mercato: dall’eCommerce al cloud computing, dalla comunicazione al marketing in rete.

Le nuove tecnologie sono sempre un’opportunità o possono essere un ostacolo?
Le tecnologie sono strumenti e come tutti gli strumenti possono essere un ostacolo. Si può evitare che siano un ostacolo, o almeno diminuirne la possibilità, grazie alla consapevolezza e alla conoscenza non solo delle grandi opportunità che offrono, ma anche dei rischi che potrebbero portare.

Quale sarà la prossima rivoluzione secondo Lei?
Internet of Things, tecnologie wearable e Open Innovation.

Come concilia tradizione e innovazione?
La tradizione intesa come vecchie abitudini del tipo “abbiamo sempre fatto così” è sicuramente destinata a morire, mentre le tradizioni che portano cultura e valori non possono che essere migliorate, anche grazie all’innovazione.

Il Made in Italy è ancora un valore?
Sicuramente sì in molti settori, anche in ambito tecnologico.

In Italia sono più importanti le idee o gli investimenti?
Sono importanti le idee, ma senza investimenti le idee restano al palo.

Qual è il percorso di formazione che raccomanda? In Italia o all’estero?
Di sicuro in Italia, visto che i nostri cervelli “in fuga” dimostrano che la nostra formazione è ottima; senza però dimenticare una forte esperienza formativa all’estero come, ad esempio, il progetto Erasmus.

A quali traguardi deve puntare il Paese?
A modificare e aggiornare il sistema formativo e soprattutto a mettere mano alla giustizia che ha ancora troppe lacune.

Quali sono le sue fonti d’ispirazione in Italia?
La rete, i social network, l’ascolto delle comunità, online e non, ognuna portatrice di competenze e nuove idee.
Da bambina, cosa voleva fare «da grande»?
La traduttrice simultanea o la matematica.

Qual è il rischio più grande che ha corso?
Ho rischiato di non raccogliere alcune opportunità che mi sono state offerte perché ho faticato a capirne il valore.

Qual è stata la sua migliore intuizione?
Fare Scienze dell’Informazione all’università (ma è stato grazie alla mia professoressa di epistemologia all’ultimo anno di liceo classico).

Quando ha capito che quella era “la svolta” per il suo progetto?
Non molto presto purtroppo… credo di avere capito davvero il valore di quello che avevo studiato verso i 40 anni, quando ho iniziato a fare consulenza per la Pubblica Amministrazione Locale.

Come nasce e a cosa serve Wister?
Nasce da una mia mailing list privata a cui ho dato il nome WISTER (Women for Intelligent and Smart TERritories,) perché sono fanatica di acronimi e in quel periodo stava nascendo una forte attenzione alle Smart City.
Si tratta di un network di quasi 500 donne di tutta Italia e di estrazioni diverse, docenti universitarie, imprenditrici, ricercatrici, dipendenti pubbliche, studentesse,… Serve a condividere conoscenza e competenze, soprattutto per aiutare altre donne ad utilizzare al meglio le tecnologie e a diminuire il digital divide di genere.

Crede che l’innovazione tecnologica aiuti a colmare le differenze sociali?
Sicuramente può essere uno degli strumenti, sicuramente non l’unico, ma potrà essere utile a colmare le differenze sociali solo se la politica se ne farà fortemente carico, capendo che il divario digitale non è solo questione di connettività e banda larga, ma anche un problema socio-economico-culturale e… di genere.

Quali sono gli ingredienti per un buon lavoro di squadra al femminile?
Ancora una volta l’ascolto e la capacità di accogliere il diverso (la diversa), perché è solo dal diverso che si impara ed è con il diverso che si cresce. L’omologazione non porta a nessun gioco di squadra. Nella squadra ogni donna deve trovare il proprio spazio con la certezza che ogni cosa che porterà alla comunità, se pur piccola cosa, servirà per crescere, insieme!

Crede sia più difficile per una ragazza aprire la propria start-up in Italia?
Non più che per un ragazzo direi, tranne che forse per alcuni piccoli retaggi sul ruolo della donna nel mondo del lavoro, ma ci stiamo lavorando e mi sembra che le cose stiano davvero cambiando (lentamente, ma cambiano).

In che modo la scuola dovrebbe integrare l’insegnamento con le opportunità della rete?
L’insegnamento non può prescindere dalla rete. Gli studenti devono imparare come reperire informazioni in rete, come comunicare i propri saperi, come cercare potenziali partner nel futuro mondo del lavoro, devono imparare a condividere la conoscenza per far parte del nuovo mondo che stiamo, insieme, costruendo anche grazie alla rete.