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Storie

FinSMEs: professione blogger

Fondare un blog che tratti di finanza e tecnologia per piccole e medie imprese: Ermanno Cece, founder di FinSMEs, ci racconta cosa voglia dire essere un blogger di professione.

14 Maggio 2015

L'innovazione è un moto di ribellione da parte dell'uomo rispetto allo status quo

Una delle domande della nostra intervista a Ermanno Cece, che gestisce il blog FinSMEs, è “Sono più importanti le idee o gli investimenti?” La risposta ve la lasciamo scoprire, ma quello che conta, oltre alle idee e agli investimenti, sono le informazioni: conoscere il mercato, i suoi movimenti, le sue necessità per muoversi al meglio nel mondo imprenditoriale. Ecco cosa ci ha detto Ermanno Cece sull'innovazione e sul fare impresa in Italia.

Che cos’è l’innovazione per Lei?
L'innovazione è un moto di ribellione da parte dell'uomo rispetto allo status quo, un processo che parte con l'atto di immaginare futuri bisogni, tendenze, comportamenti, abitudini e prosegue con il lavoro per creare quel “nuovo mondo” immaginato.
Qual è l’innovazione simbolo di questa epoca?
Lo smartphone, che ha impattato sulle nostre abitudini offrendo a ognuno di noi l'opportunità di “centralizzare” le funzioni tradizionali accessibili mediante una moltitudine di oggetti (ad esempio, giornale, sveglia, tv, macchina fotografica, calcolatrice, navigatore) e di sfruttare le nuove tecnologie per accedere a servizi di valore aggiunto (ad esempio, per gestire l’energia domestica e degli uffici, per la sicurezza o per monitorare la nostra salute).
Quali sono le fondamenta su cui si costruisce l’innovazione?
Alla base c'è l'uomo, insostituibile nella sua capacità di esprimere se stesso attraverso le sue idee e la capacità di trasformare le proprie intuizioni in innovazione.
È chiaro che non si possa negare la necessità di avere a disposizione capitali, spesso ingenti.
In che modo le nuove tecnologie hanno cambiato il mercato?
Le nuove tecnologie sono dirompenti per definizione. Si pensi all'impatto di Internet sull'industria discografica o sull'editoria a livello globale. Non possono essere rifiutate, ma governate: i loro effetti non debbono essere subiti ma accettati e affrontati, per creare nuove possibilità e nuovi modelli di business.
Quali sono secondo lei le opportunità che ci offrono le nuove tecnologie?
Pensiamo al nostro quotidiano... a quanto le nuove tecnologie hanno inciso sulla velocità di accesso alle informazioni, sulla nostra produttività sul posto di lavoro, sulla modalità di utilizzo dei software, sul nostro modo di guidare e viaggiare, di fruire musica o tv, di interfacciarci con la pubblica amministrazione. Ma siamo solo all'inizio. Nuovi servizi ci permetteranno di modificare le nostre abitudini su come vivere la nostra casa e la nostra città, su come monitorare la nostra salute e fruire di servizi sanitari sempre più personalizzati, su come ulteriormente migliorare la nostra produttività al lavoro, su come accedere a servizi finanziari più efficienti.
Quale sarà la prossima rivoluzione secondo Lei?
Seguo con attenzione quello che sta accadendo nei settori Fintech, con tanti innovatori impegnati allo scopo di superare le enormi inefficienze del mondo bancario, finanziario e monetario; nell'Internet of Things, che connette gli oggetti ad Internet per renderli più intelligenti; nella Virtual Reality, non solo per le applicazioni gaming ed entertainment ma anche per quelle successive.
In Italia sono più importanti le idee o gli investimenti?
Le idee sono fondamentali, e fortunatamente nel nostro paese non mancano. In tutti i campi, sappiamo immaginare e creare prodotti meravigliosi, apprezzati (e comprati) in tutto il mondo. Gli investimenti, come quelli in ricerca, storicamente insufficienti, sono fondamentali per fare il salto di qualità.
Qual è il percorso di formazione che raccomanda? In Italia o all’estero?
Senza preconcetti, andare all’estero, conoscere altre realtà, culture, sistemi e imparare altre lingue può sicuramente aiutare a crescere.
Come si apre la strada dell’innovazione in Italia?
Con una cultura differente. Facendo crescere i talenti, incentivandoli, non deprimendoli continuamente, anche lasciandoli sbagliare; diminuendo la burocrazia, liberando le risorse da dedicare all’innovazione e alla creatività; non avendo paura di includere e integrare, fattore di cui si parla sempre troppo poco.
A quali traguardi deve puntare il Paese?
L’Italia deve puntare a diventare dinamica valorizzando le proprie straordinarie eccellenze e crearne di nuove.
Quali progressi sono imminenti in Italia?
Nel mondo delle tecnologie, i cicli sono veloci ma i processi di strutturazione di ecosistemi sostenibili richiedono sforzi e tempo. Negli ultimi anni alcuni sviluppi si sono visti, anche segnali di maturità, ma siamo ancora all’inizio e molto resta da fare.
Qual è il rischio più grande che ha corso?
Andare all’estero senza alcuna certezza. Un'esperienza complessa, ma necessaria per crescere e imparare.
Qual è stata la sua migliore intuizione?
Aver soddisfatto un bisogno di informazione in un settore di nicchia e aver perseverato negli anni.
Quando ha capito che quella era “la svolta” per il suo progetto?
Quando ho compreso che FinSMEs stava diventando un punto di riferimento per un certo target di pubblico di operatori a livello globale. Da quel momento è stato più facile continuare.
Professione blogger: è possibile che un blog diventi una carriera professionale, e se sì, come?
Diventare blogger di professione, un micro-publisher online, è molto complesso. La mia esperienza e quella di altri professionisti del settore anche più accreditati lo dimostra. Richiede sacrifici e volontà. Nel mio caso particolare la costanza, anche nei momenti di difficoltà, ha giocato un ruolo fondamentale nell’imporre FinSMEs.
La sensazione diffusa è che le start-up del 2014 (soprattutto in area tech) siano le dot com del 1999: un momento di entusiasmo destinato a smontarsi davanti alla difficoltà di avere un modello di business sostenibile. Quanto c'è di vero e quanto invece è pessimismo italico?
Non penso sia solo fumo. L’hype iniziale è abbastanza normale, mentre il fallimento di un progetto è connaturato al mondo tech. Sono fattori che devono essere accettati. In generale, i nostri ecosistemi locali sono ancora giovani e occorre proseguire il cammino. D’altra parte, alcune realtà importanti stanno emergendo. Anche il settore del venture capital non è che all’inizio. Infine, creare opportunità di exit richiede sforzi e tempo.
Quali sono le tre cose essenziali che uno start-upper deve sapere prima di buttarsi?
Affrontate le difficoltà e gli imprevisti, Abbiate la massima cura dei vostri clienti nelle varie fasi e dei vostri collaboratori;
l’investitore non è un vostro amico; è più simile al vostro coniuge.
Cosa manca di più: i capitali, le idee o la disciplina per realizzarle?
Senza poesia: nel mondo tech, per crescere, servono i capitali. L’intuizione iniziale va supportata nelle varie fasi di crescita e per competere sui mercati internazionali con aziende di altri ecosistemi che hanno l’opportunità di raccogliere milioni di dollari.
Quali considera le due migliori storie di successo nelle start-up italiane in anni recenti?
Molti ragazzi stanno lavorando bene. Se proprio debbo citarne due, indico: Jobrapido di Vito Lomele, acquistata nel 2012 da Dgmt, il gruppo editoriale che tra gli altri pubblica il Daily Mail, per 30 milioni di euro, ed EOS (Ethical Oncology Science), azienda biofarmaceutica fondata da Silvano Spinelli che sviluppa una terapia anti cancro, acquistata nel 2013 dal gigante americano Clovis Oncology per una somma totale di circa 400 milioni di dollari.

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