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Storie

QUID e l’innovazione sociale

Progetto QUID: quando la creatività mette insieme business e responsabilità sociale. Anna Fiscale ci racconta cos'è per lei l'innovazione

20 Aprile 2015

L’innovazione sociale, si basa sul creare valore diffuso attraverso la propria attività riuscendo a stare sul mercato

Quando si pensa alla moda italiana si pensa al lusso, alle grandi maison, a una creatività riconosciuta in tutto il mondo. Cosa succede quando quella creatività si trasferisce in un contesto che unisce il business con la sostenibilità sociale e aiuta a far rientrare nel mondo del lavoro persone con un passato difficile? Lo abbiamo chiesto ad Anna Fiscale di Progetto QUID.

Che cos’è l’innovazione per Lei?
Innovare, nel caso del nostro brand, significa sintetizzare nei capi di moda che produciamo tre componenti fondamentali: l’eccezionalità delle sarte, in maggior parte donne con un passato di fragilità;l’innovatività del team, ragazzi con una media di 27 anni; la qualità della linea dei prodotti, realizzati trasformando le giacenze dei tessuti pregiati della grande impresa della moda in capi di tendenza. Riassumiamo tutto questo nel nostro logo, che tiene insieme i mondi della socialità, del rispetto per l’ambiente del mercato.

Qual è l’innovazione simbolo di questa epoca?
L’innovazione sociale, cioè tutte quelle idee che soddisfano dei bisogni sociali e che allo stesso tempo creano nuove relazioni economiche e sociali sul territorio.

Quali sono le fondamenta su cui si costruisce l’innovazione?
L’innovazione, in maniera particolare l’innovazione sociale, si basa sul creare valore diffuso attraverso la propria attività riuscendo a stare sul mercato. È la logica artigiana che rigenera continuamente processi creativi e si sviluppa in un ambiente generativo in cui convivono relazioni economiche, coesione sociale e innovazione.

In che modo le nuove tecnologie hanno cambiato il mercato?
Nel nostro settore l’impatto delle nuove tecnologie è stato rivoluzionario sia nella fase di vendita dei prodotti che in quella della comunicazione dei processi.

Le nuove tecnologie sono sempre un’opportunità o possono essere un ostacolo?
Le nuove tecnologie, se inserite in una strategia chiara e condivisa sono sicuramente un’opportunità per lo scambio di saperi e l’intreccio di relazioni significative su piccola e grande scala.

Quale sarà la prossima rivoluzione secondo Lei?
È la rivoluzione dei cosiddetti makers, gli artigiani digitali che attraverso le nuove tecnologie come le stampanti 3D saranno in grado non solo di progettare oggetti in maniera autonoma ma anche di produrre “in casa” i loro prodotti

Come concilia tradizione e innovazione?
L’innovazione si concilia con la tradizione quando siamo in grado di leggere il tessuto culturale e imprenditoriale in cui viviamo e metterlo a valore all’interno di circuiti che liberano energie del territorio.

Progetto QUID cerca di coniugare il concetto di business inclusivo con logiche B2B attraverso partnership con note aziende del settore della moda. Oltre a questo, i nostri creativi ideano capi di moda in una logica B2C.

Il Made in Italy è ancora un valore?
Nel nostre settore il Made in Italy è un valore che va continuamente riscattato e rimesso in circolo sia a livello di prodotti che a livello di comunicazione di storie legate al Made in Italy.

In Italia sono più importanti le idee o gli investimenti?
In Italia sono fondamentali entrambi perchè le idee senza investimenti non hanno la forza per essere incisive e quindi rivoluzionarie. L’ideale è trovare investitori che credano nelle buone idee e che abbiano alla base un concetto di business inclusivo.

Qual è il percorso di formazione che raccomanda? In Italia o all’estero?
Credo che ci voglia una formazione di base italiana con esperienze di studio e lavoro all’estero. Citando Renzo Piano: "I giovani devono partire ma per curiosità non per disperazione. E poi tornare. Partire per capire il resto del mondo e prima ancora se stessi"

Che stimoli le ha offerto il Paese?
Stimoli di umanità e professionalità. Imprenditori illuminati che sono stati ispiratori e ispiratrici del nostro progetto per la loro capacità di investire nel tessuto sociale e nel business aziendale con un'equilibrata delocalizzazione.

Quali sono le sue fonti d’ispirazione in Italia?
Molte, e a vari livelli. Figure dirigenziali di note società che mettono a disposizione il loro know-how per aiutarci a strutturare il nostro progetto e fargli prendere una forma sempre più concreta. Come anche figure "altre", religiosi e non che con la loro testimonianza ci aiutano a puntare al Cielo tenendo i piedi per Terra.

Da bambina, cosa voleva fare «da grande»?
Volevo diventare un’operatrice umanitaria nei paesi in via di sviluppo.

Qual è il rischio più grande che ha corso?
Quando mi trovavo a Haiti, una sera l'auto su cui viaggiavamo è andata in panne e siamo rimasti bloccati per diverse ore in attesa di soccorso

Qual è stata la sua migliore intuizione?
Progetto QUID, adattare cioè il concetto di business inclusivo alla realtà italiana.

Quando ha capito che quella era “la svolta” per il suo progetto?
Quando il progetto è stato apprezzato e valorizzato da imprenditori di valore e ha avuto il giusto riconoscimento economico per avviare la fase di start up.

Com'è strutturato Progetto QUID?
Progetto QUID cerca di coniugare il concetto di business inclusivo con logiche B2B attraverso partnership con note aziende del settore della moda. Oltre a questo, i nostri creativi ideano capi di moda in una logica B2C.

Come siete cresciuti nei due anni dal lancio?
Siamo cresciuti in modo esponenziale, principalmente grazie alla collaborazione con aziende quali Calzedonia, DEN Store, Altromercato. Oggi il nostro staff conta 18 dipendenti e collaborazioni con altre due cooperative locali.

Il vostro staff è tutto molto giovane: quanto conta la giovane età nel saper trovare soluzioni nuove a problemi vecchi? E quanto invece pesa l’inesperienza?
La giovane età è una delle chiavi per aprire porte blindate che spesso incontriamo nel nostro lavoro. Dall'inizio della nostra attività abbiamo considerato l'inesperienza come limite da superare. Questo ci ha portato da subito a strutturare un advisory board composto da consolidati manager di realtà differenti che ci aiutano a ponderare le strategie in base alla loro esperienza e professionalità.

Un progetto sociale può essere anche redditizio? In che modo progettate di investire o riutilizzare eventuali utili di un grosso successo commerciale?
Un progetto sociale può essere redditizio nel momento in cui realizza una piena cooperazione con il proprio contesto sociale reinvestendo il proprio utile e valorizzando il proprio brand (che nel nostro caso e stato separato giuridicamente dalla società operativa). I nostri dati economico-finanziari sono modesti, ma perfettamente allineati con il nostro obiettivo di business inclusivo.

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