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Storie

L'umanità al centro dell'azione

Il ruolo dell’innovazione nella battaglia ai diritti negati

13 Aprile 2015

«Uno slancio – a volte audace e chiassoso, a volte mite e silenzioso – che si nutre di immaginazione e di intelligenza.»

L'umanità al centro dell'azione: l'impegno di Beatrice Costa è a tutto campo sui diritti nega-ti, che siano quello a un'infanzia serena e a un futuro felice o quello alle pari opportunità fra uomini e donne in tutte le società. In questa intervista ci ha raccontato cos'è per lei l'in-novazione qual è il futuro possibile per le organizzazioni non governative in un mondo che cambia.

Che cos’è l’innovazione per Lei?
«Innovazione inizia con un inno, desiderio di grande, che ci superi e risuoni; che quando la fantasia si inceppa sussurra una preghiera perché torni l’idea giusta. Innovazione ha nel suo nucleo nova, energia da guardare nell’istante in cui esplode una stella accanto a un’altra potente scarica di luce su anni-buio. Innovazione inesorabile non può che portare all’azione quel fotogramma decisivo in cui il prototipo misura i primi passi. Nascosta sulle prime e poi esplosa ovazione è nel piccolo trionfo di bambina che finalmente vede uscire dall’acqua la sua balena tanto attesa.»
Se dovessi dirlo in prosa, direi che è uno slancio – a volte audace e chiassoso, a volte mite e silenzioso – che si nutre di immaginazione e di intelligenza.
Qual è l’innovazione simbolo di questa epoca?
I diritti umani.
Quali sono le fondamenta su cui si costruisce l’innovazione?
Un contesto che dia spazio alla creatività e al coraggio individuale e che allo stesso tempo la sappia mettere in relazione con una comunità e una costruzione collettiva.
In che modo le nuove tecnologie hanno cambiato il mercato?
Credo ne abbiano “stiracchiato” le dimensioni, riducendone alcune parti, ampliandone altre, cancellandone altre ancora.
Le nuove tecnologie sono sempre un’opportunità o possono essere un ostacolo?
Penso che possano essere un rischio se ci tolgono tempo invece che regalarcene e se ci allontanano dagli altri illudendoci di avvicinarci.
Quale sarà la prossima rivoluzione secondo Lei?
Il raggiungimento delle pari opportunità.
Come concilia tradizione e innovazione?
Con un libro, che scelgo se leggere in formato elettronico o sfogliarlo per raccontare una fiaba.
In Italia sono più importanti le idee o gli investimenti?
Credo le idee, ma soprattutto la capacità e la costanza per trasformarle in imprese e cambiamenti. In questi giorni di alluvioni, allagamenti e straripamenti mi pare che non manchino né le idee né i soldi per gli investimenti ma la capacità di trasformare un piano in opera tangibile.
Qual è il percorso di formazione che raccomanda? In Italia o all’estero?
Penso che serva vedere luoghi e contesti diversi per pensarsi in relazione con altri e non al centro del mondo. L’Italia è piccola ma molto variegata e già da nord a sud si possono fare esperienze formative molto diverse. Credo che la questione sia essere comunque alla ricerca e saper cogliere opportunità di formazione e incontro ovunque possibile.
Che stimoli le ha offerto il Paese?
L’Italia mi ha offerto una buona scuola pubblica. Mi offre ogni giorno bellezza nelle sue città. L’Italia stimola perché è problematica e contraddittoria, smemorata e coltissima.
A quali traguardi deve puntare il Paese?
Alla valorizzazione del talento femminile, a scommettere sulla legalità e a fare della cultura il centro della propria economia.
Quali progressi sono imminenti in Italia?
Il riconoscimento dei diritti civili mi pare ormai imminente (e spero di non essere troppo ottimista!)

Da bambina, cosa voleva fare «da grande»?
La giornalista.
Qual è stata la sua migliore intuizione?
Aver sempre pensato che quello che mi accadeva era un’opportunità.
Quando ha capito che quella era “la svolta” per il suo progetto?
Quando insieme ad un’amica siamo arrivate senza saperlo alla stessa idea, l’abbiamo condivisa e poi l’abbiamo costruita.
Quanto è importante l'innovazione (tecnologica, scientifica, legislativa) per una ONG come ActionAid?
Credo sia molto importante sia per il lavoro di sviluppo che si conduce con le comunità di tutto il mondo, sia per quanto viene fatto negli uffici. Un’innovazione tecnologica può rendere più semplice un intervento alla periferia di Nairobi o di Milano; un’innovazione legislativa può aiutare un difensore dei diritti umani a Bruxelles come a Bangkok. Credo che l’innovazione che più serve alle ONG è quella che consente di non far mai sbiadire i problemi, allontanare le emergenze, annullare i drammi: è ciò che continua a far avvicinare le persone alla giustizia sociale.
Lei lavora per ActionAid ormai da dieci anni: come ha visto cambiare il panorama delle ONG? Che cosa è migliorato e cosa è peggiorato, e cosa servirebbe per fare di più e di meglio?
Mi sembra che ci siano dei trend di rafforzamento sul piano nazionale e internazionale, sforzi di innovazione e di avvicinamento a territori a noi più prossimi. C’è stata una professionalizzazione di molte figure impegnate nelle ONG e una crescita della capacità di raggiungere pubblico e donatori. Per fare meglio servirebbe – come in altri contesti – perseguire un’autentica collaborazione tra attori del settore e maggiore capacità di analizzare ed agire in contesti politici in mutamento.
Che cosa consiglierebbe a chi vuole avviare un'adozione a distanza?
Di andare sul nostro sito www.actionaid.it ovviamente! Ma anche di desiderare di conoscere un paese sconosciuto e di aver voglia di intraprendere un percorso di solidarietà con comunità che hanno intrapreso cammini di cambiamento.
Lei si è occupata anche di tematiche di genere e di female empowerment. Come vede la situazione complessiva delle donne che vivono in Italia, e cosa pensa potrebbe contribuire a eliminare eventuali discriminazioni?
Ci sono molti dati (sull’occupazione femminile o sulla violenza contro le donne) che non rivelano progressi significativi. Ci sono altri elementi (come l’imprenditoria femminile e i tassi di laureate) che invece fanno ben sperare. La negoziazione dell’uguaglianza è certamente individuale, nei propri contesti professionali e personali e ciascuna donna deve armarsi di coraggio e determinazione. Un segnale più deciso da parte delle istituzioni è tuttavia fondamentale e servono piani d’azione di lunga durata, adeguatamente finanziati sulle questioni più critiche.
Qual è l'insegnamento più prezioso che ha tratto dal suo percorso professionale?
Che le persone che riescono a incidere di più nel proprio contesto sono quelle che uniscono comprensione sull’esistente, intuito per il futuro possibile e passione per le persone con cui e per cui si lavora.

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