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Storie

Intervista a Stefano Silvestri

05 Luglio 2014

Innovazione significa cogliere la volontà di cambiamento prima ancora che la società ne abbia l’effettiva percezione

Stefano Silvestri è il genere di persona che là dove abbonda fa bene all'economia: è un giovane competente e di talento che si è assunto un rischio e ha vinto. Partner dello studio legale Bird & Bird, specializzato nella protezione del diritto d'autore, ci ha raccontato la sua visione per un paese più innovativo, il lato creativo del lavoro legale e l'importanza di avere un approccio “Kennedyano” al futuro del posto in cui viviamo.

Che cos’è l’innovazione per Lei?
Innovazione, per come la vedo io, è la capacità di ridefinire i paradigmi che cristallizzano il nostro contesto socio-economico-culturale. Più prosaicamente, significa cogliere la volontà di cambiamento prima ancora che la società ne abbia l’effettiva percezione, e riuscire a trasformare questa "visione" in un effettivo cambiamento.

Qual è l’innovazione simbolo di questa epoca?
Pur essendo un "nativo analogico" non posso che rispondere Internet e più in generale l'ambiente digitale.

Quali sono le fondamenta su cui si costruisce l’innovazione?
L'istruzione scolastica. Un paese serio investe nella formazione dei propri giovani, volano imprescindibile per l'innovazione.

In che modo le nuove tecnologie hanno cambiato il mercato?
Hanno ridefinito i paradigmi relazionali, annullato tempo e distanze, incrementato trasparenza, competizione e competitività.

Quale sarà la prossima rivoluzione secondo Lei?
Direi la cosiddetta "Internet of Things", attraverso la sempre maggiore interazione tra "device" che popolano la nostra vita e che saranno fondamentali per la raccolta ed il monitoraggio di dati e l'ottimizzazione dei processi. E poi la tecnica del 3D printing, a maggior ragione se farà il salto dall'industria, dove sta già prendendo piede, all'uso domestico per i consumatori finali.

In Italia sono più importanti le idee o gli investimenti?
Senz'altro gli investimenti. Le idee per fortuna non ci sono mai mancate, gli investimenti invece languono da tempo.

Qual è il percorso di formazione che raccomanda? In Italia o all’estero?
Italia ed estero. A un giovane suggerirei di aspirare ad essere "globally Italian". Nel mio piccolo, grazie alla lungimiranza dei miei genitori, ho perseguito proprio questo obiettivo: elementari tra la Sicilia ed il Veneto, scuole medie negli Stati Uniti, Liceo Classico nuovamente in Italia, ma con un intermezzo di un anno in Germania, Università a Ferrara con Master a Londra presso la sede distaccata di una Law School americana (Notre Dame). E poi esperienze lavorative "cross- border" cercando di carpire i segreti di colleghi e controparti straniere.

A quali traguardi deve puntare il Paese?
Gli Italiani devono puntare a riportare l'Italia, anche attraverso l'innovazione, nella posizione di leadership culturale, economica ed industriale che le compete. L'approccio, secondo me, dovrebbe essere "Kennedyano": più che chiedere al nostro Paese cosa può fare per noi, dovremmo essere noi per primi a darci da fare, ciascuno nel proprio ambito, per riportare l'Italia dove merita.

Qual è il rischio più grande che ha corso?
Subito dopo la laurea, la decisione di rifiutare una proposta di assunzione in banca (con un percorso di crescita "allettante") per provare a cimentarmi nella professione legale. Qualche anno più tardi la decisione di seguire uno sparuto manipolo di colleghi (che poi divennero i miei soci) lasciando uno studio già avviato per lo start up di Bird & Bird in Italia.

Qual è stata la sua migliore intuizione? Quando ha capito che quella era “la svolta” per il suo progetto?
Seguire quello sparuto manipolo (nel 2003 eravamo solo 6, oggi gli uffici italiani annoverano 120 professionisti distribuiti nelle sedi di Milano e Roma). Un passaggio importante è stato senz'altro la nomina a socio, nel 2008, quando all'età di 31 anni sono divenuto il partner più giovane di tutti gli uffici di Bird & Bird nel mondo. Ma più che di svolta credo sia giusto parlare dell'ennesimo punto di partenza verso traguardi più ambiziosi.

Come è possibile introdurre la creatività e l'innovazione nel lavoro legale?
Al di là degli stereotipi, credo che la creatività sia parte integrante del lavoro di ogni avvocato. Ovviamente si declina in forme diverse a seconda dell'area di specializzazione e delle circostanza specifiche: il nostro ruolo richiede, oltre al presidio costante delle norme di riferimento (anch'esse in continua evoluzione), una buona dose di fantasia e innovazione.

**Quanto influisce lo stato delle leggi sul copyright nel trattamento di un caso di proprietà intellettuale, e di che innovazioni hanno bisogno, secondo lei? **
I diritti di proprietà intellettuale consentono di creare asset aziendali e di vedere remunerati gli investimenti sostenuti per fare innovazione anche impedendo lo sfruttamento senza consenso dei risultati dei processi innovativi. Ciò riguarda naturalmente anche il copyright: dal design, al software alle banche dati. Grazie soprattutto alla spinta del legislatore comunitario, la legge sul diritto di autore ha ricevuto numerosi adeguamenti alla realtà delle nuove tecnologie. Nonostante ciò, il tema della pirateria online resta ancora una questione non pienamente risolta a causa della immediatezza e facilità con cui è tecnicamente possibile violare diritti altrui. Credo che il tema necessiti di una riflessione sulla opportunità di prevedere per Internet soluzioni simili al prelievo per copia privata: mediante cioè il passaggio da un diritto esclusivo a un diritto al compenso.

**Qual è il futuro delle opere d'ingegno in un mondo in cui la loro riproducibilità è praticamente illimitata? **
Credo che il futuro passi per la creazione intorno alle opere dell'ingegno di nuovi modelli di business (ulteriori rispetto a quelli tradizionali legati all'acquisto di un bene) che sappiano trovare vantaggi remunerativi anche dalla facile (e a volte non controllata) fruizione resa possibile dalla tecnologia.