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Storie

Innovazione nella Musica e cambiamenti culturali

Alioscia Bisceglia ci ha raccontato cos'è stata e cos'è per lui l'innovazione.

23 Marzo 2015

Dal bisogno di qualcosa da parte della gente nasce il cambiamento

La biografia di Alioscia Bisceglia, noto al grande pubblico da almeno una ventina d'anni con il solo nome di battesimo, è intrecciata a quella della nostra evoluzione culturale: con i Casino Royale, Alioscia ha contribuito a scrivere una delle storie più interessanti e innovative della musica italiana. Ora a capo della programmazione musicale di Deejay TV, Alioscia Bisceglia ci ha raccontato cos'è stata e cos'è per lui l'innovazione.

Che cos’è l’innovazione per Lei?
Qualcosa che semplifica ed è funzionale a un processo di miglioramento della qualità della vita. Non è detto che tutti i tentativi di innovazione portino un risultato migliorativo...

Qual è l’innovazione simbolo di questa epoca?
Senza dubbio la rete che, anche con le controindicazioni del caso, ha creato i presupposti per un'accelerazione nella comunicazione e nei servizi.

Quali sono le fondamenta su cui si costruisce l’innovazione?
Credo che il concetto d'innovazione sia interpretabile a seconda della propria scala di valori e aspirazioni o parametri etici. Se l'innovazione è semplicemente indirizzata a creare nuovi bisogni e nuovo mercato, il rischio è che tutto il processo rischi di divenire pericoloso.

In che modo le nuove tecnologie hanno cambiato il mercato?
Ecco che si parla subito di mercato, inevitabilmente. Un esempio? Un solo oggetto, una sola parola: smartphone.

Le nuove tecnologie sono sempre un’opportunità o possono essere un ostacolo?
Se le nuove tecnologie non risultano essere alienanti, se la gente continua comunque a vivere il rapporto con l'altro, se si continua ad uscire di casa, a viaggiare, a vedere il mondo, a toccare; quindi a vivere una vita vera, le nuove tecnologie possono solo essere "innovazione", quindi un cambiamento in positivo.

Come concilia tradizione e innovazione?
Non sono un nostalgico: parliamo di progresso e innovazione, parliamo di un percorso continuo di ricerca insito nell'essere umano. Sapere da dove arrivi non credo sia un impedimento all'andare avanti.

In Italia sono più importanti le idee o gli investimenti?
Purtroppo, mi sento di dire che in questo momento abbiano più importanza i guadagni a breve termine. Non ho la percezione, almeno nel mio mondo, di un'inclinazione a costruire progetti che portino risultati in prospettiva. Idee e investimenti vanno per forza a braccetto nel mondo ideale, ma ora, con la tensione che si respira, non è detto che chi ha idee trovi i capitali per svilupparle.

Quali sono le sue fonti d’ispirazione in Italia?
Ho visto da ragazzino un mondo dove classe borghese e gente di ceto inferiore spesso crescevano insieme, frequentavano la stessa scuola pubblica, si innescava un meccanismo di scambio virtuoso di sapere ed esperienze. Quella è l'Italia che mi piace, quella degli industriali illuminati che sanno che cosa fanno e mettono alla prova i loro dipendenti. Fare ricerca, portare innovazione e se possibile metterla a disposizione dei più. Tanto lavoro, con la dignità del lavoro, anche quello umile e zero scorciatoie. L'Italia di una volta...

Qual è il rischio più grande che ha corso?
Non posso parlare di vero rischio... però ho infranto la legge per giusta causa, più di una volta.

Qual è stata la sua migliore intuizione?
Lavorare sul gruppo: cercare di condividere passioni, progetti, desideri, visioni e percorsi. Nella vita, nella musica e nel lavoro...

Quando ha capito che quella era “la svolta” per il suo progetto?
Quando mi sono accorto di avere empatia intorno a me. Quando il mio pensiero, le mie ansie e le mie aspirazioni erano condivise da altri, vicini o meno vicini.

I Casino Royale sono sempre stati molto all'avanguardia sia musicalmente che dal punto di vista della promozione e della visione artistica: fra i primi a usare la rete per promuovere la musica e a collaborare con marchi per iniziative interessanti dal punto di vista artistico. Allora non era ben visto, mentre ora è normale: cosa ci può raccontare di questa esperienza?
Credo che al centro di tutto ci sia la consapevolezza di voler riuscire a
mantenere un'identità e una indipendenza artistica. Ci si può far condizionare e manipolare da una casa discografica, da un brand, dalla brama di successo o anche dal giudizio del "movimento". Dipende molto da quanto resti lucido nelle tue scelte e da quali sono le tue aspettative.

Dalla musica alla direzione musicale di un canale televisivo: qual è stata l'evoluzione che l'ha portata ad abbracciare questa nuova esperienza?
Ad All Music prima e a Deejay TV ora mi occupo di tutto ciò che ha a che fare con la musica e con un certo tipo di programmazione: il direttore artistico del canale è Linus. È stato strano cominciare a lavorare con un media di questo genere: dovevo dimostrare agli altri e a me stesso di riuscire ad avere un approccio laico verso tantissime scelte e prese di posizione. Credo di esserci riuscito e credo di aver comunque continuato a cercare di portare un po' di "innovazione", quando ne ho avuto la possibilità, anche sul canale televisivo. Tutta l'esperienza pregressa legata alla musica mi è servita: i rapporto con i media, con le aziende, con chi lavora con l'arte visiva e un certo tipo di moda. Il mio bagaglio culturale e di esperienza mi è stato utile, è stato il mio curriculum.

Che futuro vede nella musica italiana? Quali sono gli artisti che ritiene più innovativi?
L'innovazione, la rete, come nuovo fenomeno di fruizione della musica è stato snobbato dalle major che si sono fatte trovare totalmente impreparate a questo cambiamento. Da qui la crisi devastante degli ultimi anni. In generale credo che ci sia comunque una ripresa, una ripresa che arriva dal basso. Fenomeni che nascono sul web, piccole crew che diventano piccole imprese, che creano un mercato piccolo ma funzionale alle loro esigenze e strutture, realtà che sfruttano intelligentemente l'indotto della musica.
Il problema ora è che la musica è un contenuto che gira sul web praticamente gratis, e gli unici a guadagnarne sono i provider di rete che non investono un euro sui contenuti, che vengono pagati da altri.
Rimango positivo quando si parla di musica. Personalmente, quello che volevo fare l'ho fatto già in passato: le intuizioni di Casino Royale sul futuro della musica in rete erano giuste ma erano nate in un contesto non ancora maturo. Ora vedo che chi vuol far musica si trasferisce a Milano e questo mi fa piacere. Sento che c'è voglia di fare, di vivere e di sentirsi parte di qualcosa. Dal bisogno di qualcosa da parte della gente nasce il cambiamento.

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