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Mamme in rete

Network Mamas, una piattaforma online dove una community al femminile offre consulenze e lezioni ad alto livello.

16 Marzo 2015

L’innovazione è trovare il modo di apportare un beneficio a più persone nel modo più veloce possibile.

Molte professioniste faticano a trovare un equilibrio tra famiglia e carriera, dovendosi giostrare fra routine non sempre conciliabili. Cristina Interliggi ha attuato una piccola rivoluzione, intravedendo nel telelavoro una grande opportunità per mamme lavoratrici e non solo. Nel 2013 ha infatti fondato Network Mamas, una piattaforma online dove una community al femminile offre consulenze e lezioni ad alto livello. In breve tempo Network Mamas è diventato un punto di riferimento per chi è alla ricerca di un esperto e per chi vuole trasmettere il proprio know-how.

Che cos’è l’innovazione per Lei?
L’innovazione è trovare il modo di apportare un beneficio a più persone nel modo più veloce possibile.

Qual è l’innovazione simbolo di questa epoca?
Internet ha annullato le distanze e ha reso, in molti casi, non più indispensabili autostrade, ruote, benzina…Abbiamo tutto quello che ci serve in uno smartphone o in un computer. E con questi raggiungiamo tutto, in tempo reale.

Quali sono le fondamenta su cui si costruisce l’innovazione?
La conoscenza della tecnologia e delle esigenze della società.

In che modo le nuove tecnologie hanno cambiato il mercato?
Creando una nuova struttura. Prima erano necessari più passaggi per compiere un’intermediazione. Ora possiamo, per esempio, prenotare un albergo tenendo conto di tutte le offerte possibili e scegliendo in libertà.

Le nuove tecnologie sono sempre un’opportunità o possono essere un ostacolo?
Le considero sempre un’opportunità , ma costringono alla velocità anche chi preferirebbe un approccio più lento.

Quale sarà la prossima rivoluzione secondo Lei?
I wearable device saranno alla portata di tutti e stravolgeranno le nostre abitudini. Ci accompagneranno nel quotidiano compiendo una rivoluzione simile a quella a cui ci hanno ormai abituato gli smartphone.

Come concilia tradizione e innovazione?
Vivendo quotidianamente il gap culturale che esiste tra i miei genitori e le mie figlie. Mi scalda il cuore vedere mia mamma che naviga su internet alla ricerca di giochi manuali da riproporre alle nipoti nei pomeriggi dominati dal crafting.

Il Made in Italy è ancora un valore?
Certo. La qualità della tradizione ci accompagna e si fa portavoce di cultura, arte e design. In questi ambiti abbiamo ancora un ampio margine di vantaggio rispetto ad altri stati.

In Italia sono più importanti le idee o gli investimenti?
Le idee sono la base. Gli investimenti sono un moltiplicatore. Un’idea mediocre con un forte investimento resta un’idea mediocre.

Qual è il percorso di formazione che raccomanda? In Italia o all’estero? Sicuramente l’estero deve essere conosciuto il più presto possibile. Formarsi in un altro posto e a contatto con altre culture può arricchire il percorso personale in maniera decisiva.

Come si apre la strada dell’innovazione in Italia?
Stabilendo dei percorsi meritocratici e con una formazione scolastica adeguata. I risultati non saranno immediati, ma sarà comunque un modo per dare vita a tante idee di ottima qualità e sulle quali investire.

Quali sono le sue fonti d’ispirazione in Italia?
Chi rischia in prima persona e se ne prende la responsabilità. Chi decide di andare per la propria strada, vivendo la propria vita. Penso a Mina, per esempio, ritiratasi dallo showbiz al culmine della carriera, quando non sentiva più proprio quel tipo di vita.

Da bambina, cosa voleva fare «da grande»?
Il direttore d’orchestra. Col tempo poi ho scoperto di essere abbastanza negata per la musica e che non bastava agitare una bacchetta a caso.

Qual è il rischio più grande che ha corso?
Non sono una grande spericolata, tendo a calcolare pro e contro. Più che un rischio definirei la nascita delle bimbe un azzardo. Per niente calcolato. Per certe cose ci si butta e basta, se no rimangono nella to-do-list.

Qual è stata la sua migliore intuizione?
La scelta del mio compagno. Si è rivelata la persona giusta, ma all’inizio non lo puoi sapere.

Quando ha capito che quella era “la svolta” per il suo progetto?
La prima volta, durante il crowdfunding, quando molte persone ci hanno pagato in anticipo per permetterci di realizzare il prototipo. La seconda quando abbiamo visto che, se i media raccontavano del nostro progetto, i dati di Google Analytics ci parlavano di una crescita di accessi e di interesse, in costante aumento.

NetworkMamas è un punto di riferimento per le mamme che devono conciliare casa e lavoro. L’idea nasce da esperienze personali?
Sì. Dopo il mio licenziamento da una multinazionale americana dove facevo la web designer, sono diventata mamma di Viola (7 anni) e Flora (2 e mezzo). Ho sempre pensato che seguirle il più possibile nei loro primi anni di vita fosse importante per loro, ma anche per me. Da qui ho tentato di conciliare casa e lavoro.

Chi sono le mamas?
Community di mamme che si scambiano esperienza e talento. Sono soprattutto professioniste che credono che scegliere da chi acquistare o da chi imparare sia una libertà fondamentale e che cercano di rendere possibili condizioni di telelavoro eccellenti in un paese in cui il telelavoro è ancora, di fatto, impedito.

Quanto è importante nella propria formazione avere un mentore? Fondamentale. Avere qualcuno che ti insegna a diventare migliore è fondamentale per la crescita personale di un individuo. Come insegna una famosa storiella, ad un affamato è meglio insegnare a pescare, piuttosto che regalargli del pesce.

Viviamo nell’epoca dei tutorial. Che differenza c’è tra una consulenza e guardare un video su YouTube?
La differenza che c’è tra leggere un libro e sedersi a chiacchierare con l’autore.

Che consigli darebbe a una ragazza per gestire al meglio la sua carriera? Impara entro i 10 anni a scrivere e leggere in italiano, impara a scrivere e leggere in una lingua straniera e a scrivere codici di programmazione. A quel punto sei a posto.

Networkmamas

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