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Storie

Intervista al designer Stefano Giovannoni

Il prolifico designer ci ha raccontato come vede il futuro e quali saranno i prossimi sviluppi della tecnologia e della mobilità.

17 Febbraio 2015

"Memoria e immaginazione sono alla base di qualsiasi progetto innovativo"

Il nome di Stefano Giovannoni può non essere immediatamente noto a tutti, ma il suo lavoro è entrato letteralmente in tutte le case degli italiani: gli utensili e oggetti da cucina che ha progettato per Alessi sono stati utilizzati da milioni di persone. Il prolifico designer ci ha raccontato come vede il futuro e quali saranno i prossimi sviluppi della tecnologia e della mobilità.

Che cos’è l’innovazione per Lei?
L'innovazione è la capacità di visione che anticipa bisogni e desideri del pubblico.

Qual è l’innovazione simbolo di questa epoca?
L'iPhone.

Quali sono le fondamenta su cui si costruisce l’innovazione?
Oggi l'innovazione più che dalla genialità del singolo deriva dalla cultura dell'azienda.
Un'azienda innovativa è quella che riesce a coordinare al meglio strategia, marketing, tecnologia, design e comunicazione. Poche aziende ci riescono, ma questa è la vera condizione per creare prodotti innovativi.

In che modo le nuove tecnologie hanno cambiato il mercato?
Internet ha introdotto la trasparenza e la trasparenza rivoluzionerà il mercato.

Le nuove tecnologie sono sempre un’opportunità o possono essere un ostacolo?
La tecnologia è sempre un'opportunità.

Quale sarà la prossima rivoluzione secondo Lei?
Il microchip e la miniaturizzazione hanno creato l'ultima rivoluzione elettronica, le batterie ricaricabili di nuova generazione credo saranno l'elemento chiave per la dif-fusione dell'elettronica e soprattutto della mobilità elettrica nel prossimo futuro.

Come concilia tradizione e innovazione?
Memoria e immaginazione sono alla base di qualsiasi progetto innovativo.

Il Made in Italy è ancora un valore?
Nonostante tutto, abbiamo ancora il miglior know-how in certi settori, ma l'Italia è un Paese che non sa fare squadra, anzi sappiamo fare molto bene l'esatto contrario, basti dire che nel paese del design hanno chiesto di disegnare la mascotte dell'Expo di Milano alla Di-sney!

In Italia sono più importanti le idee o gli investimenti?
Purtroppo nel nostro Paese manca oggi l'energia positiva, nessuno rischia e le idee innovative stentano ad emergere.

Come si apre la strada dell’innovazione in Italia?
Le aziende italiane possono uscire dalla crisi solo ripensando il proprio ruolo in termini innovativi e soprattutto globali.
Tutti sappiamo che Internet rivoluzionerà il mercato, ma nessuna azienda di design riesce a riproporsi secondo le nuove potenzialità del mercato e ad essere effettivamente tarata per il mercato dell'e-commerce, sebbene questo abbia mostrato una crescita esponenziale negli ultimi anni, né riesce a coprire adeguatamente il mercato europeo insieme a quello asiatico.
In questo momento, sto cercando di promuovere start-up, partnership e joint venture fra aziende italiane e aziende cinesi.
Credo che un'azienda vincente nel prossimo futuro sia basata su tre fattori determinanti: miglior qualità di prodotto, distribuzione più allargata possibile e prezzi competitivi rispetto al proprio target di mercato

Che stimoli le ha offerto il Paese?
L'Italia era un Paese dalle infinite risorse, ma oggi l'unico stimolo che mi offre è quello di muovermi verso altri lidi. Negli ultimi anni abbiamo spostato in Asia buona parte del nostro lavoro, collaborando dapprima con aziende giapponesi (NTT Docomo, KDDI, NEC, Toto, Kokuyo, Seiko), poi coreane (Samsung, LG, Amore Pacific, SPC), oggi cinesi (ZTE, Nubia, Yadea, per prodotti legati all'elettronica o alla mobilità elettrica, ecc.).

Quali sono le sue fonti d’ispirazione in Italia?
Siamo un Paese dalle mille risorse, ma la situazione è diventata ormai molto difficile. Renzi è l'ultima speranza, anche se forse è ormai troppo tardi, resta il rammarico per un ruolo mancato. Non ho alcuna fonte di ispirazione in Italia, cerco di muovermi sempre più all'estero, per ritrovare entusiasmo e voglia di fare.

Da bambino, cosa voleva fare «da grande»?
L'architetto (…o il pescatore).

Qual è stata la sua migliore intuizione?
Girotondo è stata la famiglia bestseller nella storia del design italiano.
Credo che in quel contesto sia stato il progetto più intelligente degli ultimi trent'anni, troppo avanti per vincere il Compasso D'Oro.
Molti lo hanno a casa, ma pochi lo hanno capito.

In quale modo e in che punto della sua vita ha capito qual era il suo talento?
Quando il Girotondo e i primi prodotti che disegnavo sono diventati best-seller.

Gli oggetti che crea hanno forme geometriche, essenziali, tinte unite e colori brillanti. Quali sono le sue fonti di ispirazione, e chi considera i suoi maestri?
La mia formazione è stata influenzata da un lato dal movimento radical con Sottsass, Mendini e Branzi, con i quali ho collaborato successivamente, quando mi sono trasferito a Milano, dall'altro lato da Jean Baudrillard con le sue teorie sulla merce e sul consumo.

Quanto conta il gioco, nello sviluppo di un'opera di design?
L'ironia è importante per permettere quel distacco dalle cose necessario per metterle meglio a fuoco.

Le capita mai di pensare a una forma e cercare un oggetto a cui applicarla?
Diciamo piuttosto che, quando progetto, è l'analogia con un oggetto esistente che può generare una nuova idea.

Il design viene molto influenzato anche dalla creazione di nuovi materiali: quali sono state le innovazioni tecnologiche che hanno cambiato il suo modo di progettare?
Senz'altro l'elettronica ha cambiato la natura dell'oggetto, conferendogli caratteristiche smart e performanti. Attualmente sono impegnato in progetti sulla mobilità elettrica, nello specifico biciclette e scooter; in futuro vorrei progettare piccole automobili elettriche.
Credo che questi prodotti siano molto importanti per il prossimo futuro.

Guarda il ritratto di Stefano Giovannoni
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