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Storie

Follia e lucidità per Chiara Alessi

Chiara Alessi è una curatrice e critica di design: un settore in continuo movimento che in Italia raggiunge punte di eccellenza. Chi meglio di lei per raccontarci con occhio critico e disincantato il futuro e l'innovazione? Le abbiamo fatto qualch

16 Gennaio 2015

Per costruire l'innovazione ci vuole follia per guardare altrove, lucidità per non tradire gli obiettivi (e l’obiettività…) e ancora follia per distrarsi lungo il percorso.

Chiara Alessi è una curatrice e critica di design: un settore in continuo movimento che in Italia raggiunge punte di eccellenza. Chi meglio di lei per raccontarci con occhio critico e disincantato il futuro e l'innovazione? Le abbiamo fatto qualche domanda per capire qual è la sua percezione su questi temi: ecco cosa ci ha detto.

Che cos’è l’innovazione per Lei?

Un clic tra il “a cosa serve” e il “come funziona”, dove il primo è immediatamente visibile a chiunque e il secondo è orchestrato da un prestigiatore che lavora dietro la tenda.

Qual è l’innovazione simbolo di questa epoca?

Dal XX secolo in poi, direi tutte le teorie che hanno provato a scardinare i paradigmi riguardanti la sfera economica, nel bene e nel male.

Quali sono le fondamenta su cui si costruisce l’innovazione?

Follia per guardare altrove, lucidità per non tradire gli obiettivi (e l’obiettività…) e ancora follia per distrarsi lungo il percorso.

In che modo le nuove tecnologie hanno cambiato il mercato?

Ma è cambiato davvero? Nel dubbio consiglio di leggere su tutti l’ultimo di Jeremy Rifkin, “La società a costo marginale zero”, che a differenza di me, sembra avere le idee molto chiare in proposito.

Le nuove tecnologie sono sempre un’opportunità o possono essere un ostacolo?

Mi viene in mente Achille Castiglioni, un gigante dell’innovazione analogica nel design, che una volta, a una lezione di quelle che sapeva tenere magistralmente, rispondendo a una domanda in qualche modo simile, nell’ambito però degli oggetti, si girava tra le mani la custodia di un accendino Bic…. Una custodia per accendino esattamente a cosa serve, se non a ingombrare e ostacolare un movimento di per sé naturale, spontaneo, immediato?

Quale sarà la prossima rivoluzione secondo Lei?

Una rivoluzione religiosa.

Come concilia tradizione e innovazione?

Si conciliano per definizione, nel senso che una si definisce sull’altra.

Il Made in Italy è ancora un valore?

Per Google, per i turisti con portafoglio e per il governo Renzi sicuramente lo è. Ma non sono mica sicura che le loro idee di Made in Italy siano la medesima…

In Italia sono più importanti le idee o gli investimenti?

A giudicare dagli investimenti sulle idee… non saprei. In Italia ci sono dei grandi “inventori” e “innovatori” e dei munifici sostenitori (spesso privati) delle loro idee, ma ci sono anche buone idee che non generano valore economico e sperperi intorno al vuoto di pensiero.

Qual è il percorso di formazione che raccomanda? In Italia o all’estero?

Dipende dalla materia, sempre. L’università italiana è ottima, ma vive da qualche tempo di rendita e necessita un investimento sul fare che non sia solo uno slogan.

Come si apre la strada dell’innovazione in Italia?

Dicono dal basso e dal piccolo e mi piace pensare che sia proprio così, ma non so.

Che stimoli le ha offerto il Paese?

L’Italia è come una sedia scomoda: devi capire se vuoi aggiustare tu la tua posizione su di lei oppure cambiarla. Ma in ogni caso ti costringe a una reazione poco accomodante.

Quali sono le sue fonti d’ispirazione in Italia?

Le storie.

Da bambina, cosa voleva fare «da grande»?

L’attrice. Oppure il medico in Africa.

Qual è stata la sua migliore intuizione?

Cominciare a scrivere. Ma non è un’intuizione mia, me l’hanno suggerita…

Il mondo del design è sospeso fra la nostalgia di un'estetica rétro e il futuro di nuovi materiali e nuovi mezzi per produrre oggetti (con le stampanti 3D, ad esempio). Lei come si immagina i prossimi dieci anni?

A questa domanda posso rispondere solo come risponderebbe mia figlia Elettra, che ha due anni e normalmente, nel dubbio, dice: “rosa”.

Quanto è importante per un designer la formazione e l'aggiornamento costante? La tecnica è necessaria, o è più importante la creatività?

Ogni tanto penso che quanto meno un designer sa e ha visto e si è aggiornato su quello che succede intorno, tanto meglio è per lui. Ma i designer sono, o dovrebbero essere, persone curiose e sono, o dovrebbero essere, capaci di mischiare tecnica e creatività. Conciliare queste contraddizioni, osare e sbagliare. Questo è importante.

La nostra realtà è fatta di un continuo bombardamento di informazioni e sensazioni. Come gestisce questo flusso? L'aiuta nella creatività, o per lei è necessario avere aree di silenzio?

Direi che non lo gestisco, più che altro e purtroppo, sono io gestita da lui e non riesco a scrivere un articolo o rispondere a una lista di domande o leggere il capitolo di un libro senza controllare a intervalli di un minuto posta, telefono o altri articoli, domande e libri. Non credo che sia un caso che le poche idee buone che mi vengono, emergano nel dormiveglia la mattina presto, o spingendo un passeggino in silenzio, o guidando in galleria dove la radio non prende.