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Storie

La realtà dell'innovazione per Mazzoli

Dal vecchio al nuovo, dal web ai social network. Ecco il "romanzo" di Davide Simon Mazzoli oggi.

07 Gennaio 2015

Per creare il “nuovo”, bisogna conoscere il “vecchio”: questa è una regola fondamentale.

La prima informazione che Wikipedia riporta sulla lunga e variegata carriera di Davide Simon Mazzoli è il dettaglio che serve a rileggere tutto: il suo primo lavoro nel mondo dell'entertainment è stato come valletto di Mike Bongiorno, nel 1984. Da allora, Mazzoli si è rimesso in gioco mille volte, passando per ogni forma di espressione e comunicazione, fino ad arrivare alla scrittura dei romanzi fantasy della serie di Midendhil. Ecco cosa ci ha raccontato di come vede l'innovazione e il pensiero innovativo.

Che cos’è l’innovazione per Lei?

L’innovazione è la capacità di saper trasformare il vecchio in nuovo, creando una nuova formula di concezione della realtà in cui viviamo.

Qual è l’innovazione simbolo di questa epoca?

Fino a pochi anni fa mi sarei limitato a scrivere “il web”, ma oggi credo che l’innovazione della nostra epoca siano i social network: un’invenzione che ha dato vita a una nuova fron-tiera di mercato ma che, purtroppo, ha distrutto il fascino, un tempo irraggiungibile, del ma-gico mondo dello showbiz.

Quali sono le fondamenta su cui si costruisce l’innovazione?

Per creare il “nuovo”, bisogna conoscere il “vecchio”: questa è una regola fondamentale. Tanti pseudo-creativi si lanciano in voli pindarici credendo che l’innovazione si possa creare solo astraendosi dalla realtà. Ebbene, da parte mia credo che costruire castelli sulla sabbia sia il modo migliore per vedere crollare i propri sogni, tant'è che, nel corso della mia carriera, ho più volte visto progetti faraonici di persone improvvisate morire ancor prima di nascere.

In che modo le nuove tecnologie hanno cambiato il mercato?

Credo che la più grande innovazione che ha portato la tecnologia sul mercato sia stata quella di abbattere i limiti spazio-temporali che un tempo influenzavano e rallentavano il commer-cio. Oggi possiamo conoscere un fatto avvenuto dall’altra parte del mondo in tempo reale.

Le nuove tecnologie sono sempre un’opportunità o possono essere un ostacolo?

Le tecnologie sono come il fuoco: ti riscaldano e ti danno la vita, ma se non controllate sono come un mostro che devasta e uccide senza alcuna coscienza.

Quale sarà la prossima rivoluzione secondo Lei?

Il prossimo passo lo riesco già a intravedere e, a mio modesto parere, sarà l’interattività senza limiti. Oggi, grazie alla tecnologia, siamo in grado di “vedere tutto”, domani invece avremo anche il potere di decidere e modificare ciò che ci circonda, a nostro piacimento.

Come concilia tradizione e innovazione?

Personalmente, concilio tradizione e innovazione sedendomi in poltrona a leggere un buon libro (cartaceo, intendiamoci). Il mondo deve andare avanti, ma è bene ricordare sempre da dove veniamo.

Qual è il percorso di formazione che raccomanda? In Italia o all’estero?

Lo studio, l’analisi e l’apertura mentale devono essere alla base della formazione di ogni in-dividuo. Non si finisce mai di imparare e bisogna essere sempre pronti ad aggiornarsi sulle nuove tecnologie, prevedendo i potenziali ancora inespressi. In Italia o all’estero, poco cambia.

Come si apre la strada dell’innovazione in Italia?

L’Italia è un Paese incredibilmente strano: ricco di grandi possibilità ma, per assurdo, an-nientato dal pensiero del proprio popolo, ormai deluso e sconfitto. Ma il segreto di ogni ri-voluzione culturale sta proprio nel vedere il potenziale del successo là dove pochi riescono a intuirlo. E come in tutti i fenomeni che hanno cambiato il mercato, bisogna avere il coraggio di spaccare in due la realtà, penetrandola a gamba tesa con una nuova formula alchemica di eventi e contenuti.

Che stimoli le ha offerto il Paese?

A distanza di tempo, dopo quattro anni che vivo all’estero, ho visto il mio Paese con tene-rezza. Ho visto l’Italia con altri occhi: non era più il prato di erbacce che avevo lasciato, ma un campo di fertile terra nera pronta per essere arata e seminata.

Da bambino, cosa voleva fare «da grande»?

È assurdo dirlo, ma da bambino sognavo di fare meno della metà di quello che oggi posso definire essere il mio mestiere.

Qual è il rischio più grande che ha corso?

Imporre le mie idee anche quando il mercato e le persone che avevo attorno non erano ancora pronte a comprenderle.

Qual è stata la sua migliore intuizione?

Credo che mia migliore intuizione sia stata quella di credere sempre in me stesso. La vita è una giungla piena di ragni e serpenti velenosi, e il pericolo più grande è quello di arrendersi e di abbandonare la speranza di raggiungere i propri sogni.

Quando ha capito che quella era “la svolta” per il suo progetto?

Il progetto globale di Midendhil è nato dieci anni fa quando, ancora ventiquattrenne, avevo cercato di spaccare il mercato nazionale, introducendo una nuova concezione di entertain-ment a 360 gradi che nessuno aveva mai realizzato. Come tutte le innovazioni, in un primo tempo non sono stato compreso, ma scelsi di non arrendermi. Lottai senza pormi alcun limite e mi imposi sul mercato. La svolta arrivò dopo poco, quando alcuni grandi personaggi, di-rigenti di colossi internazionali, videro Midendhil come l’inizio di una nuova esperienza di innovazione commerciale e culturale.

Com'è arrivato a scrivere romanzi fantasy? Qual è stata la molla che l'ha spinta ad av-venturarsi in questo genere?

La missione della mia vita è quella di far sognare il mio pubblico e quale modo migliore se non trascinarlo in un mondo tutto nostro? Ho creato Midendhil per condividere un pensiero, per condividere un segreto. Credo che tutti noi abbiamo spesso bisogno di spezzare la nostra routine: di lasciarsi andare e rifugiarsi in un mondo magico, creato a misura di uomo.
In Midendhil tutti noi siamo speciali e l’unico limite sta solo nel credere che questo sia pos-sibile.

Quale evoluzione ha osservato nel genere fantasy negli ultimi vent'anni?

L’unica vera evoluzione che ho osservato nei romanzi fantasy più recenti è la riscoperta degli antichi credi e leggende.

In che modo è possibile innovarlo?

E qui torniamo al mio concetto di innovazione: mutare il vecchio per creare il nuovo. Dalla scienza all’arte la parola chiave è sempre stata, e sempre lo sarà, “trasformazione”.

Quali elementi sono indispensabili per scrivere una buona storia?

Gli elementi indispensabili sono solo due: la fantasia e l’esperienza.
Non puoi scrivere nessuna storia se prima non l’hai vissuta con la fantasia e la speranza spensierata di un bambino.

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