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Storie

Intervista ad Andrea Illy

L’Italia ha un vantaggio competitivo endogeno, la bellezza.

Wired - 15 Maggio 2014

«La bellezza è molto più ricca del petrolio, non finisce mai e non distrugge l’ambiente»

Andrea Illy lo dice chiaramente: non ci sono scuse. L’Italia ha un vantaggio competitivo endogeno, la bellezza. E in un’economia che si sta polarizzando sempre di più tra due categorie di prodotti distinte, quelli economici e di uso immediato e quelli ad alto contenuto estetico, il vantaggio è notevole: «È un circolo virtuoso inarrestabile, bellezza e creatività si nutrono a vicenda. È un valore economico fondamentale del nostro paese: la bellezza è molto più ricca del petrolio, non finisce mai e non distrugge l’ambiente».
Come presidente della Fondazione Altagamma, che raggruppa e sostiene le 76 migliori aziende italiane del lusso, del design e dell’alimentare, Andrea Illy (dal 2008 alla guida di Illycaffè) lo sa bene: «Il mercato va in quella direzione, il lusso ha 330 milioni di consumatori, un volume di affari di 770 miliardi, circa un terzo del Pil italiano, ed è un settore che macina un record dopo l’altro. E come artigianalità e manifattura, dai gelati ai vestiti, alle automobili, non siamo secondi a nessuno. Non è un caso che i francesi vengano da noi a imparare qualcosa».
La patria della bellezza è anche la culla della creatività estetica. Lo sappiamo da secoli.
Ma cosa ci vuole per fare veramente un passo in avanti? «Due cose fondamentali: funzionalità e sviluppo tecnologico. La creatività si applica anche alla funzionalità immaginando e sviluppando strumenti che garantiscano il massimo della prestazione con il minimo delle risorse. Anche qui, come scienziati e ingegneri, siamo tra i migliori.
Faccio sempre l’esempio dell’industria del packaging, una delle più difficili al mondo, che riguarda direttamente la mia azienda: compro macchine per il packaging tedesche e italiane, le prime sono complicate e costose, le seconde sono semplici e geniali. Per quanto riguarda lo sviluppo tecnologico, invece, siamo ancora molto indietro. Ma è qui che i giovani possono fare
la differenza». Niente scuse quindi: se le basi dello sviluppo sono estetica, funzione e tecnologia, l’Italia ha almeno due carte da giocare. Resta il problema della diffusione della banda larga, dell’accesso alla “extended intelligence”, della mancanza di una Silicon Valley italiana. «Che però potrebbe nascere ovunque», assicura Andrea Illy. Da quando è alla guida di Illycaffè, Andrea Illy ha indicato la strada con il master in Economia e scienza del caffè dell’università di Trieste dedicato a chi vuole lavorare nel settore agroalimentare, con una
attività di marketing che ha imposto il caffè Illy come uno dei simboli del Made in Italy, e puntando su ricerca, innovazione del prodotto e sostenibilità (per due anni Illy è stata inserita dall’ Ethisphere Institute nella lista delle 100 aziende più etiche del mondo).
Ma la svolta definitiva, secondo Andrea Illy, può arrivare solo dagli under 35. Con più incubatori, più venture capital e qualche consiglio mirato:
1. Sviluppare l’ingegno «Imparate a mutuare idee già viste in una nuova applicazione.
Un esempio? Il caffè liofilizzato, una tecnologia che ha rivoluzionato il settore. Esisteva già per il latte».
2. Agganciare la tecnologia «Andiamo verso un’era in cui la somma dell’intelligenza artificiale supererà la somma di quella umana, e in cui il rapporto tra costo e prestazione si dimezza
di anno in anno. Chi non aggancia questo trend viene buttato fuori dal mercato: o lo fai tu, o lo farà qualcun altro. Se rimani legato alla manifattura stai facendo solo poesia. Un esempio?
Il vino biodinamico, ovvero il massimo dell’artigianalità, si può fare solo grazie all’aiuto dei computer. Sarebbe impossibile gestire il margine minimo di errore».
3. Ripensarsi totalmente «I processi produttivi tradizionali non esistono più: il chip crea industrie dirompenti ogni giorno, i nuovi device faciliteranno l’accesso a un’intelligenza aumentata presa dalla rete, le biotecnologie e la stampa 3D sono una rivoluzione. L’industria del design, in cui siamo leader mondiali, va ripensata totalmente: non esporteremo più manufatti finiti ma file tramite un cloud che il consumatore può creare a casa sua con una stampante 3D. I giovani devono sfruttare al massimo queste possibilità».
4. Andare dove succedono le cose «Muoversi è fondamentale, bisogna andare dove succedono le cose e mettersi insieme in un luogo ad alta densità innovativa. È fondamentale costruire incubatori per le startup, è la prima cosa che farei se fossi al governo per un giorno».
5. Dimenticarsi delle banche «Non servono a niente, dimenticatevene totalmente. Se avete bisogno di finanziare un’attività iniziate con i family&friends, e poi andate da imprenditori illuminati. Se l’idea è buona il gettone per cominciare arriva.
Oppure provate con i venture capital, magari non serve ma andateci comunque, perché qualcosa vi diranno».

Wired, maggio 2014
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