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Audi innovative thinking

Audi

Storie

Innovazione? Dalle parole alla pratica.

Sociologo e saggista nel campo della ricerca sociale e di mercato, presidente di Future Concept Lab, per consulenze ad aziende interessate all'innovazione, Francesco Morace ci parla di innovazione pratica e dove ispirarsi in giro per il mondo.

27 Ottobre 2015

Considerare la crescita come fortemente legata alla felicità e non solo dal punto di vista economico.

Il sociologo Francesco Morace, ospite Audi in Costa Smeralda, ci racconta come possa essere difficile a volte fare innovazione, poiché dalle idee il passaggio ai fatti non è sempre scontato. Inoltre, fornisce qualche consiglio per dove andare a caccia d’ispirazione nel mondo.


Che ricordi ha dei giorni trascorsi quest’estate in Sardegna con Audi, nella bellissima cornice della Costa Smeralda?

È stata un'esperienza molto piacevole non solo per il luogo straordinario e l'organizzazione impeccabile, ma anche per la capacità di coinvolgimento sul tema dell'innovazione. Mi capita spesso di partecipare ad eventi simili, ma mai come questa volta c'è stata la lucidità e l'abilità da parte dell'azienda - in particolare di Fabrizio Longo - di intessere un bel dialogo con gli innovatori invitati: nei momenti conviviali e, in generale, per tutto il weekend ci siamo confrontati sulle nostre difficoltà e sui nostri successi in un modo che ha sicuramente arricchito tutti noi.


Durante questi “scambi culturali”, è emerso un sentire comune riguardo all'innovazione?

Sì, innanzitutto la difficoltà che si riscontra in Italia nel proporre l'innovazione che, a parole, è desiderata da tutti, mentre nella pratica incontra resistenze quasi viscerali a livello di sistema. Questo accade sia per il timore di non essere all'altezza dei progetti innovativi proposti, sia per la paura di perdere rendite di posizione. D'altro canto però i singoli individui - che in Italia fanno spesso la differenza - in grado di vincere questa diffidenza sono spesso in grado di raggiungere risultati di grande rilievo e soddisfazione.


Secondo lei esiste una ricetta per vincere questa diffidenza?

Più che una ricetta, una strategia: non bisogna mai rivolgersi direttamente alle istituzioni, ma coinvolgere emotivamente i propri interlocutori e far vivere loro un'esperienza di crescita felice. In Italia tutto passa attraverso la relazione personale, informale. Bisogna avere una grande capacità di empatia. Solo quando si supera la diffidenza, allora si può razionalizzare e sistematizzare il proprio pensiero. È il contrario di quanto accade nella cultura anglosassone dove si prefiggono chiaramente gli obiettivi da raggiungere, ma in una modalità più fredda e strettamente economica. Attualmente sto curando il Festival della Crescita che si svolgerà a Milano dal 15 al 18 ottobre, che avrà proprio questo taglio tutto italiano di considerare la crescita come fortemente legata alla felicità e non solo dal punto di vista economico.
In questo senso il weekend organizzato da Audi ha colto nel segno: attraverso la convivialità si scalfisce la diffidenza e si condivide l’innovazione.

Quale settore secondo lei è in fermento ed è riuscito a trasformare questo periodo di difficoltà economica in una fonte di nuova linfa?

Indubbiamente il settore agroalimentare che rappresenta oggi quello che per gli anni Ottanta e Novanta rappresentava la moda. I cuochi sono i nuovi divi, come un tempo lo erano gli stilisti. E non solo per via di Expo che ha avuto l'intelligenza di scegliere il tema "Nutrire il pianeta", ma anche grazie all'idea di condivisione, di sharing che il cibo porta con sé. A seguire ci sono gli altri settori della creatività come il design, la moda - che si sta riprendendo - e la tecnologia.


Quali città in Italia e all'estero sono portatrici di nuove tendenze?

In Italia sicuramente Milano torna ad essere centrale e bella, grazie ai grandi lavori ormai conclusi, alla ristrutturazione della Darsena, a piazza Gae Aulenti e all'Expo. All'estero al di là di Londra e New York, le grandi capitali anglosassoni, ci sono Seul e São Paolo, anche se il Brasile, dopo un momento di splendore, sta vivendo un periodo di crisi. Poi ci sono città apparentemente marginali ma che sono in realtà molto stimolanti come Reykjavík, Città del Capo, Amsterdam, Berlino e Vancouver che dopo San Francisco è un hub molto interessante, grazie al multilinguismo, alle influenze dal Pacifico - ci sono grandi comunità cinesi e giapponesi - e allo stile di vita di una città meravigliosa.


Come secondo lei Audi riesce a innovare?

Audi è il numero uno nella sua capacità di fondere estetica e funzionalità. Propone una tecnologia straordinaria, con applicazioni da fantascienza ma nello stesso tempo un grandissimo comfort.

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