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Audi innovative thinking

Audi

Storie

Creatività con realtà

Felice Limosani è un digital storyteller: partendo dallo spunto del committente traduce l’idea con linguaggi, stile e forme differenti, dando vita a spettacoli ed esperienze uniche che parlano al cuore prima che alla testa.

20 Ottobre 2015

Il mio lavoro parte da quello del committente, creando qualcosa di nuovo e unico.

Fra gli innovatori presenti all’evento in Costa Smeralda, Felice Limosani ci spiega perché con Audi si può parlare di moderno mecenatismo.


Durante il periodo estivo ha vissuto con Audi un weekend in Costa Smeralda. Cosa ricorda di quei giorni?

È stata un'esperienza di qualità e ben organizzata; un tempo che è valso la pena vivere. L'aspetto umano si è perfettamente integrato con l'esperienza della nuova Audi Q7 che è un piccolo miracolo di elettronica e design. Guidare sui tornanti poi aveva qualcosa di poetico. Non è stato un semplice concept legato al brand, ma un evento dedicato alle persone: gli ospiti erano affiatati e compatibili nelle conversazioni e nel confrontare le rispettive visioni lavorative. Nonostante appartenessimo a mondi radicalmente diversi, eravamo accomunati dall'estetica dei valori, dallo stesso guardare avanti e dall'eccellenza vissuta come auspicio, oltre che come prerogativa.


In un momento in cui i contatti avvengono tutti virtualmente, questo tipo di esperienze serve ancora?

Sì, perché i partecipanti amplificheranno in modo spontaneo il senso di quei giorni. Un'esperienza così entra nel cuore e - termine molto caro al marketing - "fidelizza" (anche se per me essere fedele è un'attitudine e non il frutto di un processo che subisco passivamente). Forse andrebbero trovati dei modi per far sì che quell'esperienza, attraverso linguaggi diversi, si irradi in rete e che anche altre persone ne possano godere.

Lei è un artista molto versatile che si esprime attraverso linguaggi e mezzi molto differenti. Qual è il punto di partenza della sua creatività?

Il vero punto di partenza è la realtà a cui bisogna corrispondere dal punto di vista progettuale. Il mio lavoro parte da quello del committente, creando qualcosa di nuovo e unico.
Non mi attengo a una formula ma, da autodidatta quale sono, mi attengo al principio della creatività concreta. Subito dopo l'atto creativo, ho scadenze, budget e obiettivi precisi da rispettare. Bisogna sempre dar senso a quello che si fa. Lo spettacolo fine a se stesso, risulta autocelebrativo e il pubblico ormai ne è assuefatto e ne è del tutto emancipato. Con Audi si può parlare di una forma di mecenatismo: ha reso disponibili delle risorse economiche per dare vita a una rete di intelligenze e di emotività che rimarrà nella memoria. La bellezza si è fusa con l'idea di un brand amico.


Secondo lei come si evolverà il rapporto tra tecnica e arte? Torneremo al "fare" o ci dirigeremo sempre più verso l'idea pura?

Non penso che la tecnica e l'idea siano disconnesse. Anzi, la tecnica è una forma di conoscenza legata al sapere, che a sua volta implica il voler fare qualcosa di straordinario e quindi un sogno di partenza. Inoltre bisogna che la tecnica sia condivisa e trasmessa agli altri. È un atto di generosità più che di comunicazione. Credo che sia indispensabile mettere l'uomo al centro e di aprire nuove strade più umane e umanizzanti.

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