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Storie

Superare i cliché

Direttrice d’orchestra, pianista e compositrice, a soli venticinque anni Beatrice Venezi è una musicista stimata in tutto il mondo. In questa intervista ci spiega il difficile equilibrio che bisogna mantenere per essere un punto di riferimento autorevole.

14 Ottobre 2015

Se ci si lascia scoraggiare non si può fare questo mestiere.

Diplomata al conservatorio di Siena, si è specializzata nel repertorio contemporaneo eseguendo prime assolute di compositori italiani, sia in qualità di pianista che di direttore d'orchestra, dedicandosi anche alla pubblicazione di saggi di musicologia. Come direttore d'orchestra svolge la propria attività sia in Italia che all'estero, collaborando con orchestre nazionali ed internazionali. È stata insignita del prestigioso "Premio Donna 8 Marzo - La Musica per la Vita" dall' Associazione ASSAMI - Amici del Conservatorio di Milano.


Durante la scorsa estate ha trascorso un weekend con Audi in Costa Smeralda. Che ricordi ha di quei giorni?

È stata un'esperienza molto stimolante, da cui sono nati, in sinergia con gli altri innovatori, progetti che spero vadano in porto. Inoltre sono stata coccolata e viziata da Audi in modo eccezionale. Ero a Poro Cervo già dalla mattina, ma solo a sera, durante un cocktail nel suggestivo scenario dello Yacht Club, c'è stato il primo incontro. Si è creata subito un'atmosfera particolare e diversa dal solito. Il giorno dopo abbiamo fatto un giro meraviglioso in barca e in elicottero. È stato tutto perfetto.


Grazie al suo lavoro può confrontarsi con realtà diverse e internazionali. Che cosa può imparare l'Italia e in cosa l'Italia è apprezzata?

L'italianità all'estero è un plus, soprattutto nel settore artistico e musicale in cui sono importanti le nostre tradizioni, cultura e lingua. Specialmente in alcune tipologie di musica, in primis nell’opera lirica, ci sono aspetti tecnici fortemente legati all'italianità che viene così valorizzata.
Dall'altra parte noi possiamo confrontarci con tradizioni, know-how organizzativo e amministrativo, forme mentali differenti. È un arricchimento reciproco.


Lei è un direttore d'orchestra molto giovane. È difficile farsi prendere sul serio?

Sì! Non per tutti i musicisti però è la stessa cosa. Un solista può avere un vantaggio dalla giovane età, anche se magari gli può essere rimproverata la mancanza d'esperienza o un'interpretazione poco matura. La mia situazione è particolare, perché di solito si arriva a fare il direttore d'orchestra dopo aver sperimentato in altri ambiti musicali, magari dedicandosi alla carriera strumentale. Quindi, per certi aspetti, io ho dovuto superare tutti i cliché dell'essere giovane, oltre a quello di essere una donna che ricopre un ruolo storicamente maschile.


C'è un modo per sconfiggere questi pregiudizi?

Bisogna essere sicuri, avere la massima serietà e una grandissima preparazione, sapendo che si rischia di essere oggetto di critiche, oltre che sottoposti ad una pressione notevole. I luoghi comuni sono i soliti: "è una bella ragazza", "avrà anche altri meriti…", “quando io ho iniziato questa non era ancora nata" e così via. Quindi faccio di tutto per essere professionale e preparata al 300 %. E poi devo essere un punto di riferimento per trenta-cinquanta-ottanta persone, per cui devo essere autorevole senza, a mio avviso, essere autoritaria.

Che consiglio darebbe ai ragazzi che vogliono intraprendere la sua carriera?

Ci vuole una passione infinita. Sono talmente tanti gli ostacoli che si frappongono tra te e il tuo ideale che ci vuole una volontà di ferro per raggiungerlo. Se ci si lascia scoraggiare non si può fare questo mestiere. Inoltre, per chiunque cerchi di sfatare un cliché, la pressione aumenta. Bisogna mirare alla qualità, alla preparazione, a costruire la propria carriera passo dopo passo, senza lasciarsi tentare dal tutto e subito. Ci vuole pazienza, determinazione e la capacità di instaurare una relazione con le persone con cui si lavora.


È stata la sua prima esperienza con Audi?

Avevo già guidato Audi. Sono macchine che adoro, anche se purtroppo non guido tanto perché spesso devo fare trasferimenti molto lunghi, in cui la macchina non basta!


Che musica ascolta in auto?

Non la musica classica, altrimenti mi concentrerei troppo sull'esecuzione anziché sulla strada rischiando di avere un incidente! Ascolto un po' di tutto e moltissima radio.

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