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Audi innovative thinking

Audi

Storie

L'innovazione che sconfigge la noia

La creatrice della Enoarte, l'artista Elisabetta Rogai, che con i vini dipinge la tela, dal Locus festival di Locorotondo ci racconta il suo segreto per restare sempre curiosi e non annoiarsi mai

05 Ottobre 2015

Bisogna avere molta curiosità, voglia di mettersi in gioco e di rinnovarsi. Non bisogna mai sedersi, ma considerare ogni traguardo una nuova partenza e godere di ogni passo del proprio percorso.

Elisabetta Rogai, artista di fama internazionale, ha creato e brevettato la Enoarte, una particolare tecnica pittorica che si avvale del vino al posto dei colori. Le sue opere sono state esposte in tutto il mondo e committenti pubblici e privati hanno richiesto i suoi dipinti, capaci di catturare una materia volatile come il vino. Ospite Audi al Locus festival di Locorotondo, l’innovatrice ci racconta il suo percorso e ci svela il segreto per non annoiarsi mai.


Com'è stata la sua esperienza con Audi a Locorotondo?

È stato un sogno, per molti aspetti. Il luogo era incantevole e ho avuto la possibilità di confrontarmi e parlare a lungo con gli altri innovatori, scoprendo punti di vista comuni. E poi l'ho trovato un modo intrigante e per nulla freddo di metterci a contatto con Audi. Molto spesso cambiavamo auto e alla fine anche la macchina era diventata parte di noi e del nostro stare insieme.


Aveva già guidato un'Audi?

Era la prima volta che guidavo Audi e l'ho trovata una macchina stupenda, soprattutto per me che non avevo mai avuto tanta esperienza con il cambio automatico. Abbiamo provato la Q3, la Q5 e la Q7 e devo dire che la Q5 era quella più alla mia portata, nonostante le macchine grandi mi spaventino per il parcheggio. L'unica cosa che non ho provato è stato il test drive sullo sterrato che invece ha fatto mio marito. Eravamo con dei piloti professionisti che abbiamo sommerso di domande, ma si sono rivelati molto preparati e piacevoli.


La sua è una tecnica pittorica molto particolare. Com'è nata?

Ho sempre sperimentato su supporti diversi (il lino, la iuta, la tela jeans), ma l'idea del vino è nata da una macchia sulla tovaglia durante una serata a casa di amici. La padrona di casa disse: "Non andrà più via!" e da quel momento iniziai a pensare senza sosta a come contrastare la volatilità dell'alcol. Volevo che il colore - e non solo un alone - rimanesse sulla tela. Non era un'impresa facile e iniziai a studiare il fenomeno in collaborazione con la facoltà di Chimica Organica dell'Università di Firenze. Alla fine ce l'ho fatta e ho brevettato una tecnica che in molti provano a copiare. Il vino resta sulla tela, ma il colore cambia a seconda del vitigno; da rubino può diventare ambra, melanzana, bordeaux. È materia viva e come tale si evolve. Addirittura a Hong Kong ho dovuto fornire un certificato per garantirne la durata.

Qual è stato il suo più grande traguardo?

Sicuramente il primo affresco per un'istituzione pubblica. Poi, quest'anno, sono stata incaricata di dipingere il Drappo del Palio dell'Assunta, un compito che, prima di me, è stato affidato a grandi artisti come Botero, Picasso, Guttuso. Il mio timore all'inizio era di subire, da fiorentina, la rivalità tra il Leone (Firenze) e la Lupa (Siena), ma invece sono stata accolta benissimo. Per il drappo ho utilizzato i quattro vini del territorio senese per eccellenza: Brunello (in cima a tutti), Chianti, Nobile e Colli Senesi. Dato il committente e l'occasione ho adoperato tecniche differenti, unendo all'Enoarte anche i colori ad olio.


Come in un'auto ci sono tecnica e design, velocità e controllo, anche nella vita di un'artista bisogna conciliare creatività e disciplina. Lei come ci riesce?

Sarà perché sono del Toro, ma sono molto autodisciplinata. So che so dipingere e lo faccio. Poi magari non so parcheggiare, non so cucinare o nuotare…mio nipote mi prende in giro!
In ogni caso il mio lavoro non consiste solo nel dipingere. Devo anche essere un po’ PR e promuovere me stessa, è molto impegnativo. Per questo, nel 2003, ho deciso di lasciare l'insegnamento: era impossibile conciliare le due cose.


A proposito di insegnamento, quale consiglio darebbe a dei ragazzi che vogliono lanciarsi nel mondo dell'arte?

Bisogna avere molta curiosità, voglia di mettersi in gioco e di rinnovarsi. Non bisogna mai sedersi, ma considerare ogni traguardo una nuova partenza e godere di ogni passo del proprio percorso. La noia è la fine di tutto. L'ho sempre detto anche ai miei allievi che tutti, anche i meno dotati nell'apprendimento, si sono realizzati nella vita. Bisogna cercare nuovi stimoli e conoscere sempre cose nuove.

Scopri il ritratto di Elisabetta Rogai