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Audi innovative thinking

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Storie

L'eccellenza come abitudine

Matteo Bruno Lunelli, rappresenta la terza generazione che prosegue la storia dell’eccellenza italiana Chardonnay Ferrari. Ci racconta la sua esperienza come ospite Audi alla 24 Ore di Le Mans e di come certi valori siano applicabili al suo quotidiano

25 Settembre 2015

Un grande vino è frutto di tanti piccoli gesti e di un’attenzione particolare ad ogni singolo dettaglio. Proprio come nella 24 Ore di Le Mans, dove per un giorno intero si ripercorrono le stesse curve, sempre con la medesima cura.

Quest'anno ha partecipato alla 24 Ore di Le Mans. Che impressioni ha avuto?
La cosa più sorprendente è pensare al fatto che sia una competizione in cui macchine e uomini sono portate all’estremo per ventiquattro ore. Noi mangiavamo, dormivano e nel frattempo le auto correvano a duecentoquaranta chilometri orari di media. Pur essendo una gara di resistenza, già alla partenza si respirava una grinta pazzesca: sin dal primo secondo i piloti hanno iniziato a lottare per la vittoria.
Un’altra cosa che mi ha colpito deriva dal fatto che ci sia molta libertà nelle categorie delle macchine in gara: lì ogni auto ha il suo suono, il suo timbro; Audi ha un rumore particolare, unico, quasi un fischio.
E l’organizzazione Audi è stata spettacolare, anche perché ci hanno permesso di vivere la gara in mille modi: dalle diverse postazioni sul circuito al giro in elicottero. Avevano addirittura creato un hotel temporaneo che è stato smontato dopo la fine della manifestazione.


In tutte le gare e specialmente nella 24 Ore di Le Mans, il tempo svolge un ruolo particolare. Anche nel suo lavoro è così?
A differenza delle altre gare dove conta lo scatto, nella 24 Ore di Le Mans tutto si gioca in un tempo lunghissimo. E così è il mondo del vino, dove ci vogliono pazienza e costanza.
Un grande vino è frutto di tanti piccoli gesti e di un’attenzione particolare ad ogni singolo dettaglio. Proprio come nella 24 Ore di Le Mans, dove per un giorno intero si ripercorrono le stesse curve, sempre con la medesima cura.
Per noi l’eccellenza non è un singolo atto, ma un’abitudine; non è il risultato di un’intuizione o di una sola scelta, ma di tante cose che devono funzionare: bisogna considerare l’impianto migliore per il vigneto, come pressare l’uva, come viene fermentata…bisogna insomma coltivare l’abitudine all’attenzione.
Il tempo poi è determinante non solo nel senso di attesa, ma anche in quanto meteorologia. Nel nostro lavoro dobbiamo sempre tenere d’occhio il cielo ed essere pronti a reagire alla natura. In estate, ad esempio, dobbiamo stare attenti alla grandine.

A Le Mans convivono perfettamente tradizione e innovazione. Anche per Ferrari è così? In che modo?
I prototipi usati nella competizione portano all’estremo la tecnologia che poi è applicata alle auto di serie. L’innovazione quindi è un passo verso il meglio.
Per noi ogni sfida dura un anno e innovare significa sì adeguarsi alle esigenze del mercato che cambia, ma anche guardare al passato e tornare ad un’agricoltura sostenibile che rispetti l’ambiente e la saluta di chi coltiva. Nei nostri vigneti non usiamo insetticidi e privilegiamo la naturale fertilità della terra. Per approfondire queste tematiche portiamo avanti una ricerca speciale in collaborazione con l’Istituto agrario di San Michele all’Adige.
Posso dire con orgoglio che Ferrari è un grande ambasciatore del Made in Italy e anche per questo l’innovazione deve andare di pari passo con la tradizione, che per noi è un valore. Questo significa legame con il territorio del Trentino, cura dei dettagli e un attento controllo del processo produttivo dalla terra alla tavola.


Quali sono gli ingredienti per raggiungere l'eccellenza?
L’attenzione al dettaglio, la passione - che fa la differenza in tutto - e il lavoro di squadra. Proprio come in gara dove, dietro al lavoro dei piloti, c’è quello di meccanici, tecnici e ricercatori. Anche in questo la 24 Ore di Le Mans è unica: è raro vedere che in una corsa ci siano più protagonisti, ma lì c’erano piloti che, come in una staffetta, dovevano dare il meglio, perché ogni loro azione avrebbe influito sul risultato finale della squadra.

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