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Audi innovative thinking

Audi

Storie

Un pioniere digitale alla 24 Ore di Le Mans

Ospite di Audi alla famosa gara di durata, Claudio Somazzi ci dà un assaggio di quale sia lo spirito che anima il mondo delle tecnologie, dove gli orizzonti si allargano e le idee devono essere lasciate libere.

31 Agosto 2015

"Per chi come me è riuscito a trasformare la propria passione in un lavoro, tutto quello che ti ha fatto crescere assume un significato speciale."

Applix è una realtà di cui l’Italia deve andare fiera: società pioniera nel settore delle applicazioni fai da te e nell’editoria digitale, ha persino ricevuto l’imprimatur di Steve Jobs, che a suo tempo fece caricare negli iPad 2 Virtual History, sviluppata proprio da questa giovane azienda costituita nel 2010. Il CEO, Claudio Somazzi ci trasmette le emozioni provate durante l'evento a Le Mans.


Che impressioni ha avuto dalla 24 ore di Le Mans?
È stata un’esperienza straordinaria e, per me, particolarmente bella e importante. Io e i miei amici storici siamo stati influenzati molto dalla passione per il Motorsport, anche per via della vicinanza con Monza. Durante la 24 Ore sono riuscito a riassaporare il clima degli anni Settanta, le emozioni di quando ero ragazzino e tutto il romanticismo della gara: la velocità, i box, la competizione che continua anche di notte.
Per chi come me è riuscito a trasformare la propria passione in un lavoro, tutto quello che ti ha fatto crescere assume un significato speciale. E con questo intendo non solo ciò che si studia, ma anche le cose che ti riempiono la mente e il tempo libero. Per me si tratta, oltre a libri e film, di due cose su tutto: orologi e Motorsport. Nel film “Le 24 Ore di Le Mans” Steve McQueen indossava un orologio Tag Heuer e andare alla 24 ore di Le Mans è stato, in un certo senso, vivere la somma di queste mie due passioni.
Audi ci ha riservato un’ospitalità eccezionale per attenzione e servizio, riuscendo comunque a farci sentire liberi e parte del pubblico, quello vero, dove tutti gli spettatori sono uguali. Per farsi un’idea basti pensare che accanto alle tende piantate dentro e fuori dal villaggio ho visto parecchie ogni tipo di auto: significa che anche persone con grandi possibilità economiche preferiscono viversi la gara come quando erano ragazzi, da veri appassionati.


Vede delle corrispondenze tra le auto in gara e quelle che guidiamo nella vita quotidiana?
Trovo che il lavoro fatto dal team Audi Sport sia straordinario, perché sono riusciti a trasferire sulla produzione di serie tutta l’eccellenza tecnologica delle auto in gara. Quando sali su un’Audi ti senti una continuazione di quello che è stato creato e sviluppato in pista, con una proporzione quasi di 1:1. Lo dico per esperienza, quando sei su un’Audi ritrovi tutta la tecnologia avanzatissima tipica del Motorsport condita con una dose estrema di confort e possibilità di personalizzazione. Come accade per un abito su misura.


Il lavoro di team è importante anche nella sua attività con Applix, così come l’idea della condivisione delle idee. Crede che gli italiani abbiano una cultura in questo senso o che ci sia più la tendenza a tenere per sé quello che si ha?
Quando lavori nell’ambito tecnologico per forza di cose non pensi ad una comunità specifica o a un determinato target, ma crei delle cose che poi devi lasciare libere. Come lanciare un palloncino in aria: non sai che direzione prenderà, dove lo porterà il vento. Ma questo è il suo bello. Così è per noi. Partendo da una riflessione su noi stessi e chiedendoci di cosa abbiamo bisogno, realizziamo cose che devono servire alle persone. Poi le persone utilizzano i nostri prodotti in modi che a volte non ci aspettiamo. Ed è la fortuna e il rischio del nostro lavoro: affidare quello che pensiamo in mano ad altri e vedere come viene applicato.
Abbiamo creato la nostra app “Virtual History” proprio così: siamo partiti dal desiderio di visitare Roma virtualmente, ma con tutto il sapore del 100 d.C.. Quando poi anche una leggenda come Steve Jobs ne ha parlato, è successo non perché io avessi preso un caffè con lui, ma perché aveva visto il nostro lavoro e lo aveva trovato interessante, innovativo. È l’idea che ci porta avanti.

Fra i molti progetti interessanti, Applix si occupa anche di editoria digitale scolastica. In che direzione dovrebbe andare la scuola italiana per essere davvero competitiva?
Non credo debba esserci competizione nel sistema educativo, perché ogni Paese ha la sua cultura e le sue abitudini. Sarebbe come mettere a confronto un’auto per la Le Mans con un’auto da rally: non avrebbe senso.
Sicuramente però si possono cambiare delle cose. Io ho due figli e quando vanno a scuola sembra che entrino in una macchina del tempo che li riporta a trenta, quarant’anni fa. Quando sono tornato nel mio liceo ho ritrovato la sedia che usavo, la stessa disposizione dei banchi. Mi viene da dire che la scuola è il museo meglio conservato d’Italia. È l’unico luogo dove non cambia nulla, neanche l’architettura.
I ragazzi oggi usano Whatsapp, si scambiano file con Dropbox, s’informano in modo digitale sulle loro passioni. Poi entrano in classe e per cinque o otto ore – quindi gran parte della loro giornata – si ritrovano fuori dal mondo, fuori dalla vita reale in cui l’informazione è immediata e condivisa. Sanno che esistono Kindle che può contenere cento-duecento libri, gli smartphone e i tablet con tutta la loro musica e i film, e poi devono muoversi con una cartella in cui ci stanno al massimo sette libri, che per spostarla non bastano le ruote. Noi allora cerchiamo di creare una continuità tra la scuola, la vita di tutti i giorni e quello che sarà il loro contesto lavorativo. Non mi permetto – non ho la preparazione per farlo – di suggerire i contenuti, ma sicuramente penso si possano usare nuovi strumenti.


A proposito di innovazione, Audi come viaggia verso il futuro?
Personalmente ho scarse conoscenze tecniche relative alle caratteristiche dei motori, ma penso che Audi sia innovatrice nell’ambito della bellezza e del design. Grazie alla ricerca sulle forme, mi sembra che le sue auto diventino più belle col tempo, anche a cinque anni dalla prima commercializzazione. Inoltre a me interessa molto la tecnologia all’interno dell’abitacolo e oggi Audi mi dà l’opportunità di sentirmi alla scrivania del mio ufficio in totale sicurezza.