Questo sito utilizza cookie di profilazione (propri e di altri siti) al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dall'utente nell'ambito della navigazione in rete. Continuando a navigare o accedendo a un qualunque elemento del sito senza cambiare le impostazioni dei cookie, accetterai implicitamente di ricevere cookie al nostro sito. Le impostazioni dei Cookies possono essere modificate in qualsiasi momento cliccando su "Più informazione sui Cookies”.

Audi innovative thinking

Audi

Storie

Determinazione e passione: 24 ore a Le Mans con Federico Grom

L'esperienza di una gara unica raccontata da un ospite Audi, che ha vissuto per 24 ore l'adrenalina propria di Le Mans

21 Luglio 2015

“Adrenalina, velocità, emozioni, visi stanchi ma sorridenti: la Woodstock dei motori, LE MANS.”

Fra le eccellenze del Made in Italy, il food riveste un ruolo di primo piano e Grom ha il merito di aver fatto conoscere in tutto il mondo il gusto del vero gelato italiano, insieme al valore degli ingredienti letteralmente buoni e autentici.
In questa intervista Federico Grom, che dà il nome all'azienda fondata con Guido Martinetti, ci racconta la sua esperienza alla 24 Ore di Le Mans e ci rivela la sua ricetta per raggiungere il successo.


Che esperienza è stata la 24 ore di Le Mans?
La 24 ore di Le Mans è stata sorprendente sotto tutti i punti di vista e per me, che fino a poco tempo fa correvo in moto in pista, è stato un sogno realizzato. L’organizzazione Audi poi è stata sorprendente.
Oltre all’incredibile quantità di gente, è stato bello vedere gli appassionati addirittura accampati a bordo pista, con lo scopo di non perdere nemmeno un minuto dell’evoluzione della corsa. Guardare la gara dal vivo ha tutto un altro sapore se confrontata ai tempi televisivi, che ovviamente catturano solo i momenti più salienti. Basti pensare all’emozione provata nel vedere di notte le luci delle auto sfrecciare senza sosta per ore e ore, ascoltando il suono dei motori, che a volte si rompono e si ammutoliscono.
Audi purtroppo non ha vinto, ma ha perso in modo più che onorevole, contro quella che di fatto è una “cugina”.


Crede che in una gara conti la fortuna?
Non credo nella fortuna, ma nel talento e la mia interpretazione del talento è la determinazione, la fatica. Tiger Woods, ad esempio, non è nato sapendo colpire in modo perfetto una pallina da golf, ma è diventato chi è dopo migliaia di ore di allenamento e molti sbagli sul campo. Per me è così in tutto. Se uno corre dietro alle stelle e il giorno dopo ancora e la mattina dopo ancora e poi ancora, alla fine le raggiunge. Gli altri possono dire che è stato fortunato ed è vero: è fortunato ad essere fra le stelle. Ma intanto ha corso parecchio.


La Le Mans è una gara di resistenza. Trova dei parallelismi con il suo lavoro?
Tutte le attività lavorative sono una gara di resistenza. Ma si è vincenti solo dopo tante ore di allenamento, anche quando la sfida dura pochi secondi. Basti pensare a un pugile: sul ring resta pochi minuti, ma per arrivarci ha faticato tantissimo. Così anche per noi è una continua crescita, un continuo sviluppo. Pensate, in questo momento stiamo coltivando e raccogliendo le albicocche a Mura Mura, la nostra azienda agricola. Fino a 10 anni fa non ne sapevamo nulla, poi, a furia di fare studi e tentativi, abbiamo raggiunto l’eccellenza anche nell’agricoltura. Eccellenza che viene trasformata immediatamente e prende una forma diversa nei nostri sorbetti. La determinazione, la passione, la fatica si trasformano sempre in talento.
Proprio come accade per Audi. Ho avuto l’occasione di parlare con Dindo Capello, pilota della Casa dei quattro anelli che ha partecipato a 14 edizioni della 24 ore più famosa del mondo vincendone tre. Lui mi ha spiegato che, tra una categoria e l’altra delle macchine che partecipano alla gara, la velocità di percorrenza nelle curve più veloci varia anche di cento chilometri orari: un abisso! Significa che a forza di dai e dai si raggiunge il meglio.

A volte la forza si trova nelle difficoltà…
Mi ricordo che ad un certo punto della gara sembrava imminente l’arrivo della pioggia. Questo avrebbe influito pesantemente sulla gara perché le macchine avrebbero dovuto fermarsi ai box per un cambio gomme non pianificato. Mi ha fatto pensare a noi l’anno scorso: a luglio ha piovuto per 23 giorni e anche noi siamo stati costretti a tornare ai box. È stato un anno terribile. Ma quest’anno sembra vada meglio.


Che cosa l’ha colpita particolarmente di queste giornate?
Un momento speciale l’ho vissuto al calar delle tenebre, quando mi trovavo su un terrazzino nel punto centrale della hospitality di Audi. La luce si è protratta fino alle 22 e poi, improvvisamente, s’è fatto buio. Non mi dimenticherò mai la visione delle auto che facevano scintille dal sottoscocca, lanciavano fiammate e dai tubi di scarico affrontando la chicane di fronte a me. Uno spettacolo incredibile.
Un’altra cosa che mi è parsa sorprendente è stato l’albergo temporaneo creato da Audi, una struttura costruita e smontata in due giorni. Era situato all’interno di un hangar dove sono state realizzate forse cinquecento stanze accessoriate, mentre il bagno era in comune, come in un campeggio di lusso. Il “check out” era alle 12 e gli operai hanno iniziato a smontarlo alle 11. L’idea che si possa creare e disfare una struttura del genere in così poco tempo mi ha lasciato a bocca aperta.


Trova delle corrispondenze tra le Audi della gara e quelle che vediamo tutti i giorni sulle strade?
Credo che uno dei tratti comuni, per quanto si tratti di veicoli molto diversi, sia la grande capacità di Audi di realizzare motori diesel molto potenti e molto performanti ma, al tempo stesso, parsimoniosi. Non è un caso, infatti, che questo sia l’unico costruttore a correre a Le Mans con sistemi di propulsione diesel ibridi.
Un’altra cosa molto interessante è il recupero dell’energia elettrica in frenata che viene accumulata in una batteria per poi essere trasferita sulle ruote posteriori e anteriori durante l’accelerazione. Questa è una tecnologia simile a quella utilizzata per le auto ibride che si guidano tutti i giorni, che inquinano meno e raggiungono velocità e accelerazioni migliori rispetto agli omologhi modelli alimentati con motori normali. È un futuro già in atto. Le ibride non sono ancora molto diffuse in Italia, ma rappresentano una realtà ormai consolidata in altre parti del mondo.


A proposito di differenze da paese e paese, avete dovuto adattare i vostri prodotti ai gusti stranieri?
Abbiamo avuto un’esperienza molto significativa in Giappone. Quando abbiamo aperto lì pensammo che forse avremmo dovuto adattare i nostri sapori al luogo, così creammo due gusti presenti tutto l’anno: il “tè verde macha”, il tè verde più pregiato e diffuso in Giappone, e il “fior di latte all’azuki”, un fagiolo rosso molto utilizzato.
Alla fine dell’anno abbiamo scoperto una cosa che avrebbe dovuto esserci evidente fin dall’inizio: questi gusti sono stati i peggio venduti. E questo perché noi non vendiamo gelati, ma quindici minuti in Italia. Noi regaliamo un’esperienza nel nostro paese, a partire da quando si entra in negozio e i nostri ragazzi salutano con “buongiorno” e “buonasera”. I giapponesi da noi si aspettavano l’Italia e nient’altro. Da allora abbiamo deciso di non adattarci più.

Scopri il ritratto di Federico Grom