Questo sito utilizza cookie di profilazione (propri e di altri siti) al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dall'utente nell'ambito della navigazione in rete. Continuando a navigare o accedendo a un qualunque elemento del sito senza cambiare le impostazioni dei cookie, accetterai implicitamente di ricevere cookie al nostro sito. Le impostazioni dei Cookies possono essere modificate in qualsiasi momento cliccando su "Più informazione sui Cookies”.

Audi innovative thinking

Audi

Storie

24 ore di emozioni

Marco Scarpella, direttore generale di Valextra, è stato ospite Audi alla 24 ore di Le Mans. In questa intervista ci racconta l'esperienza adrenalinica che ha vissuto durante questa gara unica

01 Luglio 2015

“Motori che rombano, entusiasmo, eccitazione, luci verdi e via. Sorrisi, divertimento, nuovi amici, bandiera a scacchi. #24h di magia Le Mans”

Lo scorso giugno la tecnologia Audi si è messa per l’ennesima volta in gioco, partecipando come di consueto alla 24 Ore di Le Mans, gara nata nel 1923 che da sempre esercita un fascino ineguagliabile sugli appassionati di motori. Fra gli ospiti dei quattro anelli c’era anche Marco Scarpella, direttore generale di Valextra, grande sportivo e viaggiatore, che ci racconta le emozioni di quella giornata e il suo concetto di lusso.



Le Mans, una gara unica in una cornice indimenticabile. Che impressioni ha avuto?
È stata un’esperienza unica, perché la Le Mans è una gara storica, rimasta così dagli anni Venti, perché le sue regole sono particolari, perché l’affidabilità conta quanto la velocità e perché da sempre lì ci sono auto meravigliose che danno spettacolo. Mi ricordo ancora quando mio nonno mi raccontava aneddoti legati a questa competizione, dove i piloti alla partenza dovevano attraversare la pista correndo verso le macchine e, una volta acceso il motore e messa la prima, neanche mettevano la cintura per fare più veloce. È per questa corsa che sono state create molte delle innovazioni tecnologiche che poi avrebbero cambiato il nostro modo di guidare. Avere la possibilità di viverla in prima persona, anche se solo da spettatore privilegiato, è stato incredibile.


Il tempo riveste un ruolo particolare in questa gara. Lei come lo ha vissuto?
La gara dura 24 ore e Audi ha saputo tenere sempre viva l’emozione. La partenza era alle 15 e si respirava un’atmosfera simile alla finale dei mondiali: gli amici, gli inni, il tifo, i palchi gremiti di persone, le chiacchiere mentre si beve una birra. Tantissime auto, il circuito che romba, gente da ogni angolo del mondo.
Poi ci hanno guidato alle famose curve Dunlop dove abbiamo avuto modo di comprendere le criticità del percorso e dove abbiamo potuto ammirare in tutto il loro splendore le autovetture in gara. Poi c’è stato il giro in elicottero, durante il quale abbiamo potuto vedere il circuito dall’alto, cosa che ti fa capire meglio quali siano le traiettorie utilizzate dai piloti in gara: incredibile quanto in alcuni punti fossimo più lenti rispetto alle macchine!
Come se non bastasse ho avuto, insieme agli altri ospiti, la possibilità di provare l’ebbrezza di guidare in circuito: vestiti come piloti veri con casco, tuta e guanti abbiamo fatto una gara di Go-Kart con tanto di giri prova, partenza in griglia… e ho vinto!
Bello poi ritrovarsi a cena in un momento di convivialità che, insieme alla passione per la gara che ci accomunava tutti, ci ha aiutato a eliminare quella formalità che di solito si trova negli ambienti di lavoro - soprattutto ad alto livello. Così, in una bella atmosfera, distesa e molto internazionale, ci siamo trovati a chiacchierare della corsa e anche del nostro background.



Lo sport unisce…
Certamente. E credo che questa esperienza ci abbia fatto sentire vivi e di nuovo bambini. È stato un ritorno alle origini. Eravamo sì coccolati in un contesto lussuoso, ma abbiamo vissuto l’auto nella sua parte più selvaggia: il design essenziale, l’efficienza portata all’estremo, il rumore, la competizione.
Quando siamo andati a dormire anche le stanze ricordavano il paddock del circuito e in lontananza sentivo il rombo dei motori. E la voglia di vivere questa esperienza era tale che alle due di notte ho svegliato la mia fidanzata per andare di nuovo a seguire la corsa!


"Un’unione di potenza e controllo che ti fa pensare di avere a disposizione un purosangue a passeggio: se ne sta tranquillo ma se vuole può mostrare una forza pazzesca"

L’Audi della Le Mans è sicuramente diversa da quelle utilizzate tutti i giorni, ma la tecnologia sviluppata in gara spesso ha ricadute sulla produzione di serie. Lei trova delle corrispondenze?

Un’altra delle emozioni vissute durante la Le Mans è stata la possibilità di stare a bordo di una R8 di serie, seduti a fianco di un pilota professionista che ha messo a dura prova l’auto, dalle prove di accelerazione alla gimkana a 180 km/h fra i birilli. Mi sono davvero reso conto della qualità di guida di questa Audi così sportiva, un’auto che continuava a dare il meglio di sé nonostante fosse “maltrattata” come mai accade su strada. Una caratteristica che ritrovo anche nelle macchine dedicate alla vita di tutti i giorni.



Anche lei ha un’Audi?
Sono un fedele “audista” da sei anni, e sono talmente in sintonia con la mia auto che a volte penso che dovrei darle un nome.
Chi compra Audi secondo me ha un plus di qualità e un plus di sicurezza, oltre alle prestazioni notevoli di tutti i motori della gamma.
Per la laurea mio padre mi regalò una A6. Era enorme e potente, forse troppo per me a quell’età, ma quando la guidavo ero felice. Feci un bellissimo viaggio fino a Biarritz, anche grazie agli accorgimenti pensati da Audi proprio per il viaggio, dal sistema di bordo, all’infotainment, alla possibilità di scegliere con un tasto la regolazione delle sospensioni, alla potenza del motore. È questa la cosa migliore, un’unione di potenza e controllo che ti fa pensare di avere a disposizione un purosangue a passeggio: se ne sta tranquillo ma se vuole può mostrare una forza pazzesca.



Lei è a capo di Valextra, un marchio storico di pelletteria artigianale conosciuto in tutto il mondo che negli anni, pur mantenendo la propria identità, ha saputo rinnovarsi. Vede delle somiglianze con Audi?

Da sempre Valextra è contraddistinta dalla qualità, dalle linee essenziali e da una filosofia no logo. Come per un’auto, la cura dei dettagli è fondamentale e si traduce in un’attenzione maniacale che va dalla finitura di una borsa al modo in cui i nostri prodotti sono presentati nei negozi. Audi, tornata alla ribalta negli anni Settanta come auto molto tecnica, ha ugualmente saputo puntare sul design, sulle tecnologie e sulla voglia di mantenere viva quella tradizione che l’ha sempre caratterizzata, avvalendosi di grandi professionisti e creando un polo di eccellenza europea. La tradizione si rinnova con la ricerca della bellezza.



Crede che il concetto di lusso sia cambiato?
Il significato stesso della parola “lusso” è cambiato, perché oggi può essere legata alla tecnologia e a tanti altri settori. Per me il lusso deve dare gioia, deve avere anche una dimensione tattile e non esistere solo per gli occhi. Nel nostro settore, quando quel fattore imprescindibile che è la qualità si unisce al lato umano rappresentato dalle maestranze, si può creare qualcosa di emozionante, percepito come lusso unico.
Il lusso nella mia concezione non è show-off, ma ha a che vedere con il tempo, con il sentirsi a proprio agio e con il legame a valori molto forti. Per me lusso significa avere il tempo di viaggiare o semplicemente mangiare un ottimo piatto di spaghetti preparato da mia mamma la domenica. Lusso vuol dire circondarsi di cose che ti rendono fiero, che delineano il tuo mondo e che raccontano chi sei a chi hai di fronte. Il vero lusso è il tempo di poter vivere le cose che ci piacciono e che più ci rappresentano, il saper distinguere dai veri valori a quelli apparenti, caratterizzando il nostro percorso con oggetti o momenti unici, capaci di farci sentire vivi.

Scopri il ritratto di Marco Scarpella