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Semplice come uno schiocco di dita

Giuseppe Morlino ci porta all'interno del mondo di Snapback, una start-up che sta sviluppando nuovi modi per interagire con i nostri dispositivi, permettendo all'utente di fornire comandi senza toccare il dispositivo stesso

16 Giugno 2015

Innovazione è capacità di sognare rimanendo con i piedi a terra.

La tecnologia ci viene incontro nella vita di tutti i giorni, ma a volte anche i gesti più quotidiani sono lo spunto per migliorare le tecnologie più sofisticate. Snapback è una start-up che sta sviluppando nuovi modi per interagire con i nostri dispositivi. Grazie alla sua tecnologia potremo cambiare ricetta con un semplice soffio o scorrere una presentazione schioccando le dita. Il suo fondatore Giuseppe Morlino ci porta al centro di questa rivoluzione.

Che cos’è l’innovazione per Lei?
Innovazione è capacità di sognare rimanendo con i piedi a terra.

Qual è l’innovazione simbolo di questa epoca?
Internet. Per quanto abbia già cambiato il nostro modo di essere umani, il suo potenziale inesplorato è ancora altissimo.

Quali sono le fondamenta su cui si costruisce l’innovazione?
Cultura, eterogeneità, capacità d'ascolto, scambio, pensiero laterale, bisogno, irrequietudine.

In che modo le nuove tecnologie hanno cambiato il mercato?
Se si pensa a tecnologie come il computer o internet, l'impatto sul mercato è di dimensioni colossali. Queste tecnologie creano, distruggono e trasformano radicalmente modelli di business e mercati. Le macchine, ad esempio, rendono sempre meno necessario l'intervento dell'uomo in una molteplicità di compiti. Internet, le reti di telecomunicazione e i relativi servizi, rendono sempre meno cruciale la presenza in un luogo specifico, tant'è che oggi ci sono aziende che non hanno alcuna sede operativa e consentono a persone di culture e vissuti radicalmente diversi di prendere parte a progetti comuni, da ogni parte del globo.

Le nuove tecnologie sono sempre un’opportunità o possono essere un ostacolo?
Le tecnologie quanto più sono innovative tanto più hanno le potenzialità di cambiare l'esistente. Questo nel bene e nel male. Sta all'uomo farne un buon uso, acquisendo la consapevolezza dei cambiamenti che le tecnologie portano. In mancanza di quest'approccio critico le tecnologie finiscono col travolgerci. Si pensi ai fenomeni di cyberbullismo o alla disoccupazione causate dall'introduzione delle macchine negli processi produttivi, senza dimenticarci dell'uso delle tecnologie in crimini di guerra e contro l'umanità.

Quale sarà la prossima rivoluzione secondo Lei?
Credo che il machine learning, che si sta facendo sempre più strada in tutti i campi dell'ICT e della robotica, rivoluzionerà completamente questi settori e, di riflesso, la nostra società. I rapidi progressi che questa disciplina sta facendo nell'ambito del decision-making sta rendendo possibili applicazioni inimmaginabili qualche anno fa come, ad esempio, i sistemi di traduzione automatica, la guida automatica e la robotica autonoma.

Come concilia tradizione e innovazione?
Non ho mai visto tradizione e innovazione in antitesi, anzi. La tradizione, intesa come la trasmissione di conoscenza tra generazioni è proprio la base dell'innovazione. Come possiamo costruire il futuro se non conosciamo profondamente il nostro passato?

Il Made in Italy è ancora un valore?
Più che il Made in Italy credo che oggi abbia più senso parlare di Designed in Italy. Gli italiani, probabilmente per le molte dominazioni subite e per essere stati grandi commercianti, conoscono molto bene le esigenze della propria utenza. Per questo motivo eccelliamo, per esempio, nella cucina, nella produzione agroalimentare e tessile. Ma oggi il design di questi prodotti e servizi è sempre più slegato dalla realizzazione degli stessi. Credo che proprio il design sia il grande valore da custodire e coltivare.

In Italia sono più importanti le idee o gli investimenti?
Di sicuro gli investimenti! Di idee ce ne sono in quantità, di risorse per realizzarle infinitamente meno. Soprattutto se si pensa ai mercati globali.

Qual è il percorso di formazione che raccomanda? In Italia o all’estero?
In Italia e all'estero. Credo che il programma Erasmus sia stato il programma di maggior successo nella storia della Comunità Europea. Ma non è certo l'unico modo per studiare fuori. Oggi è del tutto naturale fare la laurea triennale in un posto e quella specialistica o un master in un altro. Spostarsi, specialmente in periodo in cui l'obiettivo è imparare, se si è aperti alle novità, ha un valore inestimabile.

Come si apre la strada dell’innovazione in Italia?
Innanzitutto è necessaria una migliore cultura del rischio e, di contro, del fallimento. In Italia fallire è peccato capitale. Basti pensare che si usa questo termine per offendere il prossimo (“Sei un fallito!”). Fallire è del tutto normale in un'impresa. È parte integrante dell'impresa. Tant'è che statisticamente è più probabile del successo. Per questo se culturalmente si condanna il fallimento questo non può che non essere un ostacolo all'imprenditoria e al successo. In secondo luogo è necessaria una burocrazia, un sistema di tassazione e uno legislativo molto più snelli. Infine, ma non per importanza, sono necessari investimenti più ingenti, che considerino le imprese italiane non come delle belle realtà provinciali, ma come dei potenziali leader a livello globale.

A quali traguardi deve puntare il Paese?
L'Italia deve consolidare la propria posizione sui settori in cui eccelle, come quello agroalimentare, quello farmaceutico e biomedicale. Deve poi puntare a posizioni di leadership in altri settori ad alta conoscenza, come il design, l'ICT, le nanotecnologie e la robotica.

Da bambino, cosa voleva fare «da grande»?
Mi vergogno un po' a dirlo ma ormai ci sono: il Papa! Poi ho capito che mi sarei annoiato. Troppe regole.

Qual è il rischio più grande che ha corso?
Cadere dalla vetta del Rocciamelone il giorno prima di incontrare un investitore. Mi avevamo detto che il fundraising è irto di pericoli ma non credevo di questa natura!

Qual è stata la sua migliore intuizione?
Capire che l'intelligenza artificiale, dopo le tante promesse parzialmente disattese dei decenni addietro, stava iniziando a cambiare radicalmente il mondo.

Quando ha capito che quella era “la svolta” per il suo progetto?
Quando in una sola settimana, grazie all’indicazione di quello che poi sarebbe diventato il primo investitore istituzionale di Snapback, siamo riusciti a fare un pivot considerevole, passando da un'app mobile per il mercato consumer a una tecnologia che rivoluziona il modo in cui interagiamo con i nostri dispositivi.

In che modo Snapback riesce a capire i nostri comandi sonori?
La tecnologia di Snapback consente di riconoscere due tipi di comandi sonori: comandi vocali e altri tipi di suoni. Nel primo caso ci si avvale di librerie di terze parti, essendo lo speech recognition una tecnologia matura. Nel secondo caso invece sviluppiamo algoritmi proprietari che riconoscono dei suoni che gli esseri umani usano per comunicare, come lo schiocco delle dita (da cui il nome dell'azienda) e il battito delle mani. Oltre ai comandi sonori la tecnologia di Snapback riesce a riconoscere anche comandi gestuali, anche in questo caso di due tipi: air gesture (comandi basati sul movimento delle mani senza toccare il dispositivo) e comandi basati sul movimento del dispositivo. In un ulteriore categoria di comandi, che definiamo magic, infine, siamo in grado di riconoscere comandi come il soffio!

Quali applicazioni può trovare la tecnologia di Snapback?
Molteplici. In tutti quei contesti in cui abbiamo bisogno di utilizzare il nostro dispositivo mobile (tablet, smartphone, indossabile) ma abbiamo occhi o mani impegnati, per esempio quando stiamo cucinando, guidando, svolgendo un compito manuale, quando indossiamo i guanti o stiamo camminando.

La tecnologia ci permette di fare cose inimmaginabili qualche tempo fa. Quali saranno secondo lei le competenze sempre più richieste nel mondo del lavoro?
Di sicuro l'informatica avrà un ruolo ancora più importante in futuro. Ma anche le competenze in matematica, statistica, lingue, marketing e design saranno molto richieste.

Esporre ad un pubblico la propria idea è utile per migliorarla o imparare a venderla meglio?
Assolutamente sì. Ogni volta che si parla delle proprie idee le si arricchisce, le si guarda con occhi critici, si rinnova l'entusiasmo, si creano connessioni, si vedono aspetti nuovi, si affronta la paura del confronto. Esporre le proprie idee in pubblico è un passaggio indispensabile per farle maturare.

Quali sono i paesi che offrono più opportunità per gli startupper?
Ormai la “febbre” delle startup sta salendo in tutti i paesi occidentali e non solo. Ci sono di certo dei luoghi dove ha senso portare avanti un progetto specifico più che altrove. Volendo per esempio indirizzare il mercato degli sviluppatori, il posto migliore al mondo è senz'altro San Francisco. Non è però sufficiente che ci siano più opportunità, bisogna anche saperle cogliere, e su questo la prossimità culturale è un fattore molto importante.

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