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Qurami: la fila non sarà più un problema

Roberto Macina e la sua startup Qurami rivoluzionano le lunghe attese in fila, grazie ad una migliore gestione dei tempi di attesa

15 Giugno 2015

Innovazione è oltre la visione. È sfida, passione, coraggio, determinazione.

Quante volte fermi nella sala d’attesa di un ufficio avete contato le persone davanti a voi e i minuti - se non le ore- che stavate perdendo? Roberto Macina, intrappolato in una fila infinita all’università, piuttosto che perdere la pazienza, ha avuto un’illuminazione, da cui è nata la start-up Qurami, che gioca con la parola inglese “queue”, coda, e il verbo “curare”. Si tratta di un’app che, tramite smartphone, permette di aggiudicarsi un posto in fila nell’ufficio desiderato, sapere quante persone ci precedono e magari dedicarsi ad altro durante l’attesa. In questa intervista Roberto ci racconta come nella vita l’organizzazione del tempo sia fondamentale.

Che cos’è l’innovazione per Lei?
Innovazione è oltre la visione. È sfida, passione, coraggio, determinazione.

Qual è l’innovazione simbolo di questa epoca?
Sarò banale, ma non posso che rispondere la Rete. Tutti ormai riconosciamo che l’avvento di Internet ha cambiato le nostre vite: il modo in cui costruiamo le relazioni personali, il modo in cui lavoriamo, il modo in cui ci informiamo o il modo in cui compriamo. Questo è il tratto distintivo delle innovazioni epocali: la capacità di incidere profondamente su tutti gli aspetti della nostra esistenza.

Quali sono le fondamenta su cui si costruisce l’innovazione?
Serve un sistema economico e sociale che favorisca l’innovazione. Questo non vuol dire solo finanziamenti o agevolazioni particolari, come molti auspicano. Chi fa innovazione deve sentirsi immerso in un contesto favorevole in cui il proprio lavoro è apprezzato e valorizzato.

In che modo le nuove tecnologie hanno cambiato il mercato?
Il concetto di fisicità è stato completamente abbattuto. Si può avviare una potenziale grande azienda digitale da una grande città come da un paese di pochi abitanti.

Le nuove tecnologie sono sempre un’opportunità o possono essere un ostacolo?
Ho scelto di costruire il mio futuro professionale sulle nuove tecnologie. E in particolare l’app che ho sviluppato insieme al mio team ha l’obiettivo di migliorare la vita delle persone. Per me quindi le tecnologie non possono che essere una grande opportunità. Credo che ogni settore economico e ogni ambito della pubblica amministrazione possano trarre giovamento dall’innovazione.

Quale sarà la prossima rivoluzione secondo Lei?
Io auspico una rivoluzione culturale che faccia uscire l’innovazione dai contesti di nicchia e la diffonda ovunque. Comincerei facendo corsi di innovazione nelle scuole. Non per insegnarla, ma per ispirare i ragazzi.

Come concilia tradizione e innovazione?
Le faccio un esempio concreto. Il team di Qurami è sparso in tutta Italia, dal nord al sud. Lavoriamo sfruttando le potenzialità di comunicazione che ci offre la Rete. Siamo “tecnologicamente” molto affiatati e potremmo lavorare solo in virtuale. Eppure periodicamente organizziamo degli incontri per scambiarci opinioni, ma anche e soprattutto per stare insieme, per farci una passeggiata o per andare tutti insieme in pizzeria. Ed è proprio lì che spesso nascono le idee migliori.

Il Made in Italy è ancora un valore?
Credo di sì, ma dobbiamo aggiornare il concetto di Made in Italy. Oggi nel mondo viene associato principalmente al design, all’eleganza e alla qualità di molti prodotti. Dobbiamo essere in grado di comunicare che il Made in Italy è anche altissima tecnologia e innovazione.

In Italia sono più importanti le idee o gli investimenti?
Le buone idee non bastano per fare business. Questo è un principio senza confini, che vale ovunque. In Italia dobbiamo migliorare il collegamento tra chi ha buone idee e chi può investire. È questo il binomio fondamentale per fare innovazione.

Qual è il percorso di formazione che raccomanda? In Italia o all’estero?
Non sono esterofilo. L’Italia ha delle eccellenze in ambito di formazione che altri Paesi ci invidiano. L’importante è seguire il proprio percorso di studi guardando fuori dai propri confini, osservando quello che accade all’estero, prendendo spunti e soprattutto studiando bene le lingue.

Che stimoli le ha offerto il Paese?
Nella mia avventura imprenditoriale ho avuto la fortuna di incontrare persone straordinarie che, in ambiti diversi, portano avanti il cambiamento con grande passione. Nonostante le difficoltà che stiamo attraversando, siamo ancora un Paese ricco di persone eccezionali che negli ultimi anni stanno creando dei veri e propri network dell’innovazione. L’unione di queste eccellenze è fondamentale per affrontare il futuro.

Quali sono le sue fonti d’ispirazione in Italia?
Non ho particolari fonti d’ispirazione. Devo dire però che ogni volta che entro in un incubatore sento un’energia fortissima e una voglia di fare impresa contagiosa.

Da bambino, cosa voleva fare «da grande»?
Molte cose, ma sicuramente mi sarebbe piaciuto (e forse ancora oggi) fare qualcosa nel mondo dello sport e, soprattutto, nel motorsport. Qualche soddisfazione me la sono tolta vincendo 5 volte il campionato italiano di football americano e facendo corsi di guida sportiva regolarmente (anche per divertirmi con la mia Audi ?). Crescendo, ho sempre immaginato il mio futuro nel campo tecnologico ma mai avrei pensato di diventare un imprenditore. A volte la vita regala occasioni da prendere al volo!

Qual è il rischio più grande che ha corso?
Quando ho deciso di lanciare Qurami lavoravo in una grande società di telecomunicazioni. Con una laurea in ingegneria informatica avrei avuto buone possibilità di costruirmi una carriera. Ho deciso di mollare tutto. È stato un rischio. Ma è stata anche la cosa più emozionante che della mia vita.

Qual è stata la sua migliore intuizione?
Non tanto l’idea di un’app per fare la fila in remoto, quanto la scelta di condividere subito questa idea con un mio amico e poi di coinvolgere rapidamente altri professionisti nel progetto. Il cuore del successo di Qurami è lì: una squadra affiatata di persone in gamba e con competenze trasversali.

Quando ha capito che quella era “la svolta” per il suo progetto?
Non credo francamente ci sia stata ancora la svolta per Qurami, però sapere che molte persone ne parlano e la utilizzano è una bella sensazione sia per me, sia per tutti i ragazzi che ne fanno parte.

L’esperienza aiuta a correggere gli sbagli. Quali sono gli errori che non commetterebbe più nel creare Qurami?

Alcune scelte fatte in tutti gli ambiti aziendali sono state sintomo di inesperienza, ma è del tutto normale. Se oggi dovessi ricominciare da capo forse rifarei le stesse scelte in molto meno tempo oppure saprei prevedere alcune situazioni.

Qurami nasce per evitare di perdere tempo in code infinite. Come ha organizzato il suo di tempo per creare da zero la sua start-up?
Qurami per me non è solo un’avventura imprenditoriale, ma una vera e propria esperienza di vita. All’inizio ho passato notti al computer con i miei collaboratori, ma poi ho capito che l’organizzazione del tempo era un aspetto fondamentale. Per aiutare gli utenti a riappropriarsi del loro tempo, dovevo cominciare a riappropriarmi del mio. E così ho ripreso a fare sport, ho impostato una dieta sana che mi ha fatto perdere 20 chili e ho dedicato il giusto tempo alle mie passioni.

Per portare avanti un’idea, oltre alla determinazione, c’è bisogno di fondi. Come può un ragazzo convincere gli investitori a finanziare il suo progetto?
Non è stato facile riuscire a convincere gli investitori e i primi clienti. Abbiamo trovato tante porte chiuse e spesso anche un po’ di superficialità nell’ascoltare degli under 30 che proponevano di fare business. L’esperienza mi ha insegnato che idee e passione non bastano, ma servono un progetto di business solido, un ampio mercato per il proprio prodotto, una squadra competente. E un pizzico di fortuna nell’incontrare la persona giusta al momento giusto.

Nel suo percorso ha ricevuto molti no. Quali critiche consiglia di ascoltare e quali no?
Tutti i feedback vanno ascoltati con cura perché possono offrire spunti interessanti. Quello però che mi sento di consigliare è di saper filtrare i consigli che a volte vengono dati con poca attenzione o con scarsa conoscenza. L’unica cosa che conta è ascoltare la propria “pancia”…se avessimo preso delle decisioni in maniera razionale e non di “pancia” forse non avremmo fatto il percorso fatto fino ad ora.

Spesso scuola e lavoro sono due mondi lontani e lo stacco tra teoria e pratica è molto forte. Come possono gli studenti iniziare a capire la loro strada?
In Italia purtroppo mancano dei percorsi di orientamento, che dovrebbero cominciare dai primi anni delle superiori. Mi è capitato di andare a parlare nelle scuole e ho riscontrato da parte degli studenti tanto interesse, ma anche poca conoscenza del mondo del lavoro e delle opportunità di fare impresa da soli. Oltre che ai musei, io organizzerei gite agli incubatori per vedere dal vivo come i ragazzi un po’ più grandi fanno innovazione.

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