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Audi innovative thinking

Audi

Christian Carniato

Founder & CEO - TSW

Vedere ciò che altri non vedono: questo è innovazione.

Ho immaginato persone ed imprese incontrarsi nella rete: incessantemente, cambiando per sempre il nostro modo di fare marketing. Visibilità nei motori di ricerca e tracciabilità dei clienti avrebbero deciso chi vince e chi perde nel mercato di domani. Gli investimenti creano valore solo se diamo valore alla relazione con le persone. Ma per questo occorrono nuove strategie. Ho visto TSW come un filo che intreccia relazioni: per chi in rete vuole crescere o non ha intenzione di smettere di farlo.

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TSW traccia percorsi di evoluzione digitale

Che cos’è l’innovazione per Lei?
Vedere dove altri non vedono e ciò che non vedono.

Qual è l’innovazione simbolo di questa epoca?
Viene spontaneo pensare alla rete e alle tecnologie digitali, intese però non come strumenti. La vera innovazione alla quale stiamo assistendo oggi sta nell’utilizzo dirompente del loro enorme potenziale per soddisfare i bisogni reali di persone, aziende e organizzazioni. Si tratta quindi di un’innovazione in termini di comunicazione, condivisione, relazione e di tutto ciò che porta benefici e utilità dirette.

Quali sono le fondamenta su cui si costruisce l’innovazione?
Certamente la determinazione e la perseveranza da parte di chi intende innovare. A queste però deve necessariamente seguire la strutturazione dell’idea e di tutte le fasi necessarie a trasformarla in un vero progetto innovativo.

In che modo le nuove tecnologie hanno cambiato il mercato?
Le nuove tecnologie hanno permesso a persone e imprese di incontrarsi costantemente nella rete: senza confini, notte e giorno, cambiando per sempre il modo di comunicare, di informarsi e di fare marketing.

Quale sarà la prossima rivoluzione secondo Lei?
Presto vi parlerò di un nuovo progetto al quale stiamo lavorando. Stay tuned!

In Italia sono più importanti le idee o gli investimenti?
Sono importanti in quest’ordine, anche se qualcuno crede al contrario.

Come si apre la strada dell’innovazione in Italia?
Certamente parlando dei benefici che può generare. Limitarsi a parlare di strumenti senza mostrarne il valore tangibile rischia di essere un grande ostacolo alla comprensione da parte di chi è chiamato ad investire e a favorire lo sviluppo di percorsi innovativi.

Quali sono le sue fonti d’ispirazione in Italia?
Le mie più grandi fonti di ispirazione sono le aziende e gli imprenditori con cui mi confronto ogni giorno. Conoscere e approfondire business apparentemente molto distanti dagli ambiti di cui ci occupiamo in TSW e relazionarsi con persone che affrontano sfide con logiche differenti dalle nostre rappresentano delle grandi opportunità.

Qual è il rischio più grande che ha corso?
Il rischio costante è quello di affrontare le nuove sfide e l’evoluzione senza un’adeguata strutturazione strategica e organizzativa che ne permetta la concretizzazione. Quando nel 2008 creammo il primo laboratorio di usabilità in Italia (About User) il mercato non era ancora maturo per questo genere di servizi. Solo grazie ad una pianificazione precisa e al controllo sulla crescita del progetto oggi rappresentiamo la realtà di riferimento nel mondo della user experience.

Qual è stata la sua migliore intuizione?
Ho creduto sin dalla fine degli anni ’90 nel progetto di Google, sviluppando servizi mirati a facilitare le connessioni digitali tra domanda e offerta. L’era della pubblicità e del marketing push tradizionale erano finiti. Farti trovare quando qualcuno ti ricerca e presentarti nel modo più coerente possibile con le sue attese è divenuta ed è tuttora la sfida di tutti.

Quando ha capito che quella era “la svolta” per il suo progetto?
Faccio un passo indietro: nel 2000 la bolla delle dot-com scoppiò non tanto perché mancasse il valore dietro quei progetti, ma perché nella rete mancava ancora l’elemento base: noi tutti. Quando le persone hanno iniziato a usare in maniera diffusa le tecnologie digitali e il web ho capito che i tempi erano maturi per renderli veri strumenti di sviluppo per il business delle imprese.

Il marketing e la comunicazione sono spesso demonizzati come “creatori di bisogni”. Com'è possibile, secondo lei, bilanciare la necessità di venire incontro a una domanda di beni e servizi con il rischio di spingere verso un eccessivo consumismo?
Lo scopo del marketing tradizionale (quello alla Don Draper in Mad Men per intenderci) era quello di generare dei bisogni non percepiti nei consumatori-target. Ora invece il principio del marketing digitale si discosta radicalmente da quelle logiche, puntando a soddisfare al meglio i bisogni degli utenti nel momento esatto in cui si manifestano.

Che cosa è cambiato nel rapporto fra il cliente e l'azienda?
Moltissimo, quasi tutto rispetto all’era pre-internet. I principali cambiamenti sono certamente connessi ai nuovi ruoli che i consumatori hanno assunto: oggi sono follower, enthusiast, influencer e persino ambassador delle aziende. È necessario per tutti divenire abili nel governare e alimentare questi fenomeni perché se ne possano trarre i benefici.
Un altro forte cambiamento è certamente il livello di competenza e aspettativa dei clienti in termini di servizio. Basti pensare per esempio alle best practice che Amazon ha stabilito e che gli utenti ora si aspettano da qualsiasi portale eCommerce.

Che cosa cambierà ulteriormente nei prossimi cinque anni?
Lo spazio tra essi si ridurrà sempre più fino quasi a scomparire grazie ai nuovi mezzi di comunicazione. I concetti di mercato, di spazio e tempo sono già radicalmente mutati. Le relazioni, il business e i mercati saranno sempre più alla portata anche delle aziende meno strutturate. A quel punto il successo o il non successo dipenderà unicamente dal valore distintivo che le aziende riusciranno a trasmettere ai propri clienti.

Di quali strumenti hanno bisogno oggi le imprese italiane per comunicare in maniera efficace con i clienti, e cosa serve per ottenerli?
Oggi gli strumenti sono divenuti estremamente democratici e accessibili a chiunque (vedi la rivoluzione innescata dal Cloud e dai modelli freemium). Ora è necessario provvedere alla diffusione della cultura di fare business attraverso il digitale. Sono necessarie nuove competenze e nuove figure professionali da inserire nelle imprese, che siano in grado di governare questi nuovi investimenti garantendone ritorni certi e misurabili.

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