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Audi innovative thinking

Audi

Elisabetta Bruno

Co-founder and President, Heritage S.r.l.

My Innovative Thinking

L’innovazione è non smettere mai di porsi domande. Interessarsi al presente cercando di capirne le logiche, i nessi, i movimenti, le potenzialità che lo costituiscono, così da avviare nuovi processi, secondo le intuizioni che possono nascere. C’è una frase di Albert Einstein che abbiamo posto in capo al sito di Heritage; dice: “La cosa importante è non smettere mai di porsi domande. La curiosità ha le sue buone ragioni di esistere. Mai perdere il gusto di una sacra curiosità. Un uomo incapace di avere visioni non realizzerà mai una grande speranza né comincerà mai alcuna grande impresa”.

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Le persone come fonte d'ispirazione

Quanto è vasto il patrimonio culturale italiano? Quanto è importante, e cosa si può fare per conservarlo? Abbiamo chiesto a Elisabetta Bruno, fondatrice della start-up Heritage – che si occupa proprio di fornire servizi per la promozione del patrimonio culturale – di parlarci della sua idea di innovazione, e in particolare di come è possibile fare innovazione all'interno di una così lunga tradizione.

Che cos’è l’innovazione per lei?
L’innovazione è non smettere mai di porsi domande.
Interessarsi al presente cercando di capirne le logiche, i nessi, i movimenti, le potenzialità che lo costituiscono, così da avviare nuovi processi, secondo le intuizioni che possono nascere.
C’è una frase di Albert Einstein che abbiamo posto in capo al sito di Heritage; dice:

“La cosa importante è non smettere mai di porsi domande.
La curiosità ha le sue buone ragioni di esistere.
Mai perdere il gusto di una sacra curiosità.
Un uomo incapace di avere visioni non realizzerà mai una grande speranza
né comincerà mai alcuna grande impresa”.

In che modo le nuove tecnologie hanno cambiato il mercato?
Grazie alle molteplici potenzialità che offrono, le nuove tecnologie hanno cambiato la vita quotidiana delle persone e in particolar modo l’approccio culturale, inteso in senso ampio, delle persone alla realtà. In estrema sintesi: la velocità, la semplicità e l’immediatezza percettiva sono ormai i principi guida del mercato. Occorre adeguare le risposte a questa domanda senza perdere la consapevolezza che i bisogni primari dell’utenza, anche se impliciti, rimangono la ricchezza culturale e la libertà di ricerca o di espressione.

Quali sono, secondo lei, le opportunità che offrono le nuove tecnologie?
La diffusione capillare e la partecipazione creativa.

Quale sarà la prossima rivoluzione secondo lei?
Con frasi forse un po’ estreme potremmo dire “Il web che salva dal web”. Oppure “Lo sviluppo tecnologico che salva dalla tecnologia”. Intendo dire che lo sviluppo di potenzialità tecnologiche ha raggiunto un livello molto ricco, e soprattutto in continua e veloce evoluzione. La reale rivoluzione ora interesserà il governo degli strumenti tecnologici. Resta da esplorare se il governo potrà essere di molti o di pochi.

Come concilia tradizione e innovazione?
Senza tradizione è impossibile parlare di innovazione. Il nuovo si innesta sull’antico. Così come senza innovazione la tradizione si spegne, non è più interessante per il presente.

In Italia sono più importanti le idee o gli investimenti?
In Italia gli investimenti, ossia persone disposte a rischiare sulle idee che, invece, mi sembra che non manchino. L’Italia è un paese generalmente creativo.

Qual è il percorso di formazione che raccomanda? In Italia o all’estero?
Per chi desidera operare nel settore culturale, consiglierei un percorso di studi umanistici, con specializzazione inerente al settore della comunicazione (a 360 gradi, dalla grafica al marketing). La formazione di secondo grado la consiglierei in Italia, la specializzazione all’estero.

Che stimoli le ha offerto il Paese?
Una tradizione importantissima, un elevato grado di specializzazione degli operatori culturali.

Quali sono le sue fonti d’ispirazione in Italia?
Le persone.

Come si apre la strada dell’innovazione in Italia?
Provando e riprovando!

Qual è stata la sua migliore intuizione?
Rischiare su un’intuizione!

Quando ha capito che quella era “la svolta” per il suo progetto?
Quando tutto sembra concorrere verso la stessa direzione.

Come cambia il lavoro dell'operatore culturale in un'Italia che legge sempre meno e precipita verso l'analfabetismo di ritorno?
Diventa ancora più interessante e stimolante. I bisogni primari non sempre sono espressi e realizzati, ma restano primari.

Che opportunità ci offrono le nuove tecnologie nella diffusione e promozione della cultura?
La possibilità di una trasversalità di informazioni, di un’integrazione culturale tra differenti ambiti della conoscenza, che prima era molto difficile da realizzare.

Cosa si potrebbe fare, a suo parere, per migliorare il livello di alfabetizzazione e istruzione degli italiani?
In Italia le istituzioni formative e di istruzione, soprattutto a livello primario e secondario, sono ancora tra le migliori in Europa. Occorre forse investire maggiormente sulle persone responsabili di tale formazione, per evitare di deprezzare un ruolo fondamentale.

Quali opere, secondo lei, meritano di essere riscoperte e valorizzate?
A questa domanda dedico tutto il mio lavoro ed è quindi difficile sintetizzare. Anche solo limitandosi all’Italia, sono troppo numerose le opere che richiederebbero una valorizzazione maggiore.
Quanto risuona, per esempio, il nome di un piccolo paese in provincia di Isernia, Pietrabbondante, dove dal II secolo a. C. si conserva un maestoso complesso sannita, costituito da un tempio, da vari edifici civili, e da un teatro perfettamente conservato, dove ogni sedile di pietra proviene da un solo blocco e presenta uno schienale elegantemente sagomato?

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