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Audi innovative thinking

Audi

Giorgio Caire di Lauzet

President and Ceo

My Innovative Thinking

«L’innovazione ha origine dalla creatività, una capacità di pochi eletti che si esplicita in varie forme e che trova la sua massima libertà di espressione nell’arte. Ma la creatività da sola non è sufficiente a raggiungere lo status di “innovazione”, infatti il concetto stesso di innovazione è composto da più elementi rendendola ancora più rara. Gli elementi che compongono l’innovazione oltre alla creatività che la origina sempre, sono relativi all’utilizzo pratico di quanto ideato, dalla sua capacità di soddisfare un bisogno e dalla sua accettazione da parte del mercato. Innovazione significa, secondo me, anche trasformazione. Così come abbiamo fatto con le dimore che gestiamo trasformandole da problema a opportunità, da costo a ricavo, da luogo a esperienza, creando un indotto di nuovi posti di lavoro e coniugando il glamour del made in Italy con la storia, la tecnologia, i prodotti e una nuova richiesta di eccellenza verso l’Italia».

I contributi di Giorgio

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Una notte da re nel castello (o un giorno da James Bond)

di Roberta Scorranese
CORRIERE INNOVAZIONE DEL 16/04/14

La vista che abbagliava Curzio Malaparte dall’impervio promontorio caprese, eletto dallo scrittore come rifugio intellettual-emozionale; l’azzurro del lago Maggiore che al mattino sfuma nel violetto, come in un quadro impressionista spagnolo di fine Ottocento; il rigore di una villa palladiana che trova nel suo parco l’estensione naturale di un antico lignaggio.
Immaginate un tessuto connettivo fitto e ordinato che lega questi luoghi, selezionati tra i più belli d’Italia (dimore storiche o no) e una rete che unisce i proprietari, i quali cedono («affittano» è inadatto, ha un retrogusto commerciale che qui stona) momentaneamente la propria casa a persone interessante a viverle per un certo arco di tempo, da una serata a una settimana fino a periodi più lunghi. È Dream & Charme, l’idea che è venuta a un quasi cinquantenne (49 anni) sofisticato e bello, Giorgio Caire di Lauzet.
Casa e ufficio a Brera, una moglie che lavora con lui «da anni e ci tengo a dire che è bravissima», una figlia e un tratto distintivo, anzi, due: si alza al mattino poco prima che suoni la sveglia e nel suo studiolo tiene un dipinto che raffigura un albero genealogico, la cui chioma si ferma sulla cifra 1358. Due cose che, a un occhio attento, raccontano tanto. «Sono innamorato del mio lavoro e tutti noi che lavoriamo a questo progetto, anche se non siamo più ragazzini, ci sentiamo giovani. Freschi». Quel cognome rischiarato dalla «di» minuscola è un retaggio francese, confermato — nella realtà — da modi affabili e un linguaggio preciso, misurato. «Questo progetto — racconta — nasce prima di tutto da un profondo amore per il bello: in Italia abbiamo un grande numero di abitazioni antiche o semplicemente molto interessanti per stile architettonico o posizione geografica. Non è facile condurle, sia perché hanno costi importanti, sia perché ci vuole dedizione. Di qui l’idea: perché non unire i proprietari in un sistema raffinato, esclusivo e destinato a pochissimi, che valorizzi queste case e questi terreni?». La riservatezza è un tratto essenziale, proprio perché qui non siamo davanti a una delle migliaia di agenzie che affittano ville di lusso: ci troviamo davanti a persone che accolgono «ospiti paganti», in un certo senso, e che, in questo modo, della casa accettano e assaporano anche ricordi, brandelli di esistenze vive (le foto, un pianoforte, un souvenir personale). «E il bello — continua Caire — sta anche in questo: viversi un mondo, fare un’esperienza. Conoscere un pezzo d’Italia».
Non c’è solo la bellissima villa sul lago Maggiore che ingolosisce americani (i suoi clienti sono soprattutto statunitensi) ma ci sono anche i boschetti intorno, la fauna lacustre, quella chiesetta sperduta da riscoprire. «In più — dice l’imprenditore, che è anche presidente di Prima Classe Italia di Confindustria, il ramo che rappresenta il comparto del turismo di lusso — noi andiamo ad “arricchire” le dimore. Abbiamo accordi con grandi aziende che ci permettono di pensare all’elettricità, ovviamente “verde” o ai prodotti per il bagno». Sostenibilità è il filo rosso che lega le componenti di questo singolare modello di innovazione industriale italiano. Il progresso, dunque, si coniuga alla storia e alla cultura del nostro Paese. Scoprire che nel letto in cui si sta — momentaneamente — riposando ha dormito Napoleone può sembrare un vezzo, ma per alcuni è un valore. Leggere l’edizione originale di un romanzo francese dell’Ottocento seduti sotto una Madonna di ispirazione fiamminga per alcuni vale una intera vacanza. È quel gusto per le cose belle che il progetto di Caire e degli altri soci vuole conservare, anche a costo di un’azione di marketing sommessa e dai tempi piuttosto lunghi. Qualche cifra: «Cinquecento le dimore coinvolte — afferma l’imprenditore —, sette miliardi di euro di valore immobiliare gestito, un indotto occupazionale in Italia di diecimila persone. Ma non ci fermiamo qui: con Top Italian Experience offriamo proposte diverse, studiate per quelle persone che arrivano in Italia, magari hanno poco tempo per visitarla e scelgono di vedere alcune cose o una panoramica veloce però completa, studiata».
C’è il tour di 24 ore (con un complesso sistema di elicotteri e aerei privati si riesce a vedere Napoli, Roma, Firenze e Milano), ma c’è anche l’«esperienza James Bond»: l’ospite diventa attore per un giorno (con tanto di regista, produttore e troupe vera) vivendo le avventure dell’eroe cinematografico nei luoghi italiani in cui i film della serie sono stati girati. Facile, a questo punto, immaginare il profilo del cliente-tipo: americano o russo o cinese o indiano (ma ci sono anche diversi europei), più o meno quarantenne e con una posizione socio economica solida, con un buon gusto innato e con la voglia di vivere qualcosa di esclusivo. «In questo modo riusciamo a tutelare un piccolo grande patrimonio di casa nostra. Tenendo presente che noi non solo selezioniamo i proprietari di casa (arrivano mediamente due richieste al giorno, ndr ) ma anche i clienti interessati.
Ci deve essere un grande amore per queste cose, per questo mondo. Altrimenti a che cosa serve avere un grande chef che ti prepara la cena, magari ricostruendo le pietanze della tradizione di famiglia del proprietario, se non la si apprezza come si deve? L’Italia, da nord a sud, è un museo in gran parte inesplorato. Se con Dream & Charme riusciamo a valorizzarne anche soltanto una parte, credo che il nostro compito sia stato assolto bene»

di Roberta Scorranese
CORRIERE INNOVAZIONE DEL 16/04/14
Per gentile concessione di Corriere della Sera