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Audi innovative thinking

Audi

Andrea Aparo

Imprenditore, dirigente aziendale, consulente scientifico ed esperto in tecnologia

My Innovative Thinking

I contributi di Andrea

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Storia semiseria di Andrea Aparo von Fluee....

Nacqui, professionalmente parlando, fisico. Anzi geofisico. Sperimentale. Esperto in grandine. Sono passato poi per varie avventure. Ricercatore all'Ufficio Europeo Brevetti in Olanda. Professore di Meteorologia in aule di liceo romano. Al CNEN, diventato poi ENEA, ho imparato e fatto vari mestieri: dagli Studi Economici, alle Relazioni Esterne, alla Direzione Sistemi Informativi-Gestionali, all'ufficio di Presidenza per occuparmi, in qualità di Assistente del Presidente, di nuove tecnologie, innovazione tecnologica, nuovi mestieri e occupazione. Sempre come ENEA ho passato un anno al Massachussetts Institute of Technology come Visiting Scientist al Laboratory for Computer Science.
Dopo il settore pubblico è iniziato il mio percorso nell'industria privata. Dirigente industriale emigrato a Torino. Prima alla Fiat Holding, dove mi sono occupato di progetti speciali e business development, poi alla Fiat Auto. Anche qui ne ho fatte parecchie: nuove iniziative, coordinamento strategico, relazioni con istituzioni internazionali, scenari. Poi al World Economic Forum a Ginevra. Quindi la magnifica Puglia e la città della disfida, Barletta, dove sono stato il City Manager. Assistente del membro dell’Autorità per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione a Roma. Da lì a Milano per occuparmi di strategia nel settore moda. Quindi a Roma, in Finmeccanica come responsabile della Business Intelligence e Scientific Advisor. Genova mi vede senior Advisor dell’Amministratore Delegato di Ansaldo Energia. Ora in cerca di occupazione, indossano diversi cappelli a disposizione: professore universitario a contratto alla “Sapienza” di Roma, pubblicista, conferenziere, consulente, anziano di Internet: ci sguazzo dentro dal 1983. Quando occorre faccio l'imprenditore.

Dicono di me che sono un tipo strano. Quando mi è stato chiesto, ho fornito la seguente descrizione di ciò che faccio in azienda. Chi la vuole leggere, la legga.

"Sono l’owner di processi che innesco. Non sono inserito, se non quando assolutamente necessario, in catene di comando. I miei rapporti non sono basati su relazioni scritte o su verbali. Agisco tanto all’interno della direzione di appartenenza, quanto in modo trasversale, anche funzionalmente.

Se mi viene chiesto di attivare e condurre un progetto, anche se non è il mio mestiere lo faccio, in una logica proattiva, responsabile e di pronto intervento. Mi impongo e seguo standard di eccellenza, definiti anche attraverso il confronto con le migliori realizzazioni esterne, nel rispetto dell’etica e della cultura dell’azienda per cui lavoro.
Il mio lavoro è dunque essenzialmente una collezione di progetti e team auto-innescati e messi a punto in modo autonomo, di cui mi assumo la piena responsabilità.

Non mi interessa essere il bravo ragazzo che soddisfa le richieste dei colleghi. Mi interessa aiutare le persone a che le loro iniziative abbiano successo. Lavoro con loro in modo stretto, sempre disponibile a trovare soluzioni attuabili a problemi reali.
Di solito chi m’invita sa che non me ne starò buono. Vengo chiamato per sfidare, per fare arrabbiare la gente, per forzarla a pensare a soluzioni nuove, sicuramente meno sicure e confortevoli di quelle solite, cui si è abituati.

Se devo descrivere le dimensioni che mi sono più congeniali elenco le dinamiche di flusso, la molteplicità delle soluzioni, la complessità, il rischio. Preferisco dispiacermi di qualcosa che ho fatto che non fare per non rischiare. Non sempre di buon grado, ma ammetto i miei sbagli. So chiedere scusa.

Mi interessa aggiungere valore, sfidare lo status-quo e l’abitudine, lavoro al meglio dove c’è l’azione, un apparente chaos. Imparo dagli errori che non dimentico, sono mobile e fluido dal punto di vista di carriera. Sono leale nei confronti delle persone e dell’azienda con cui lavoro.

Detesto essere il buon soldato Schweick, odio aspettare che qualcuno decida la mia sorte, non mi aspetto di lavorare trent’anni per la stessa azienda, per ricevere un orologio e una stretta di mano quando andrò in pensione.

La mia reputazione personale interna non è basata sull’appartenenza a un clan ma sulla voglia che hanno terze persone di coinvolgermi nelle loro attività. All’esterno sono conosciuto e intrattengo rapporti con persone che vogliono iniziare e continuare nel tempo una relazione aperta, basata sullo scambio d’informazioni, sulla qualità e onestà delle relazioni interpersonali.

Non mi tengo nulla chiuso nei cassetti, non minaccio, non incuto paura, non mi costruisco territori di caccia, non cerco il potere e se mi viene delegato ne accetto la responsabilità, gli oneri e onori. Se devo lo uso, ma non mi faccio usare.

Per misurare le mie prestazioni, occorre andare a vedere quante idee ho proposto e cercato di far partire, con quante persone ho avuto a che fare, quante norme ho cercato di capire, oppure ho tentato di cambiare.

La mia risorsa più importante è l’informazione che cerco di trasformare in conoscenza, sia implicita che esplicita. Gli incentivi che mi interessano sono quelli legati alle opportunità di apprendere, di provare, di creare, di migliorare. Non mi aspetto aumenti di stipendio per anzianità o per gerarchia, li considero conseguenza delle attività sopra elencate.

Quello che faccio lo faccio cercando di contribuire alla crescita della competitività e della profittabilità dell’azienda per cui lavoro. Non mi interessa avere un gruppo fisso di persone a me fedeli. Mi interessa lavorare con persone che vogliono apprendere, che sono flessibili, che accettano di lavorare sempre un po’ sotto stress. Le mando allo sbaraglio, come mi hanno insegnato coloro che mi hanno dato opportunità di apprendere, sempre tenendo un occhio su di loro, per esserci quando, in caso, avessero bisogno di aiuto. Non lo fornisco se non richiesto, non ho bisogno di fare vedere quanto sono bravo. Non seguo uno stile di management. A seconda delle persone sono diverso. Capita che non sia molto amato sul momento, però poi vengo rimpianto."

Mi considero un uomo fortunato. Me ne sono capitate di tutti i colori, ne ha combinate di tutti i colori senza mai rischiare di dovere dormire male.
Sono andato in giro per il mondo per lavoro e ho incontrato tante persone e tanti sono oggi amici. Veri. Ci si ritrova sempre, anche quando non ci si incontra.
Ho avuto dei maestri formidabili che tanto mi hanno insegnato e che mi hanno sempre consentito di andare in giro a imparare.
Due magnifici figli mi sopportano come padre. Come marito non è che sono riuscito così bene. Ci ho provato due volte, con pessimi risultati. Oggi sono accanto a un tesoro.
Sono riuscito, come suggeriva il saggio, di usare al meglio ciò che la vita mi ha fatto, senza farmi fare dalla vita. Scusate se è poco.
Credo di aver un caratteraccio. Miglioro con gli anni, ma rimango insofferente verso i furbi, il perdere tempo, l'annoiarsi. A mia discolpa posso dire che o mi si detesta o mi si trova piacevole.
Un'ultima cosa: riesco sempre a trovare qualcosa di divertente anche nelle situazioni peggiori. Questa è la fortuna.