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Una smart city fantasma

Nel New Mexico un piccolo villaggio è in corso di trasformazione per diventare una città ipertecnologica. Nonostante questo, resterà un luogo senza abitanti. Scopriamo perchè questo progetto cambierà le nostre abitudini.

06 Novembre 2015

Potremo sperimentare nuove cose, romperle, ricostruirle e capire come funzionano prima di portarle sul mercato.

C’è una grande vallata nella porzione meridionale del New Mexico popolata da coyote e imbiancata da coltivazioni di cotone. In questo momento ingegneri e architetti la stanno trasformando in una piccola città di 40 chilometri quadrati con case, uffici, strade, scuole, chiese e parchi, pronta per essere abitata da circa 35.000 persone. Che tuttavia non vi si stabiliranno mai, perché questo agglomerato urbano verrà utilizzato da pochissimi ricercatori che la useranno come laboratorio per testare tutte le nuove tecnologie delle smart city del futuro.


Stiamo parlando del Center for Innovation, Testing and Evaluation CITE, una città fantasma che servirà a ricreare le condizioni normali per innumerevoli test, “senza che qualcuno rischi di farsi male”, come spiega Bob Brumley, il direttore di Pegasus Global Holdings, l’impresa che si sta occupando dei finanziamenti e delle costruzioni. Brumley spera di avere tutto pronto in circa 24 mesi, per arrivare al perfetto funzionamento della città entro il 2020. Se il progetto riuscirà a mantenere le sue promesse diventerà una vera e propria finestra sul futuro, dalla quale ammirare come potrebbero essere veramente le città del domani.


CITE sarà il più grande laboratorio di ricerca del mondo, dove verranno condotti esperimenti su sistemi di trasporto intelligente (come veicoli a guida autonoma e gestione automatica del flusso di traffico), generatori di energie alternative (solari e geotermici) e poi sensori, monitoraggio e sicurezza, sistemi computerizzati e piccole flotte di droni che consegnano pacchetti davanti alle porte delle case. Si potrà anche simulare un attacco terroristico e, ovviamente, il suo disarmo, o rapine nelle banche e attacchi hacker. Qualsiasi cosa insomma, sempre in sicurezza.


“CITE sarà un vero laboratorio senza le complicazioni e le emergenze di sicurezza legate alla presenza dei residenti. Potremo sperimentare nuove cose, romperle, ricostruirle e capire come funzionano prima di portarle sul mercato”, sottolinea Bob Brumley.

Nonostante l’aspetto esteriore di una piccola e semplice cittadina americana, sottoterra il CITE nasconderà un centro di controllo degno di una stazione spaziale, da dove si potranno controllare tutte le infrastrutture urbane e, grazie alle numerosissime telecamere, monitorare qualsiasi cosa succeda in superficie. Anche se gli scienziati, fortunatamente, vivranno a cielo aperto, in un campus poco fuori la città con tantissimo spazio e altrettanti laboratori.


Tuttavia, alcuni esperti sono cauti riguardo al progetto. Soprattutto Reese Jones, uno dei fondatori della Singularity University: “Uno degli aspetti più difficili nello sviluppo di nuove tecnologie è la loro convivenza con le persone, che sono imprevedibili e difficilmente simulabili. In più, un deserto non ha neve, pioggia o alberi, mentre le condizioni meteo sono spesso importanti per i test sul campo. Il tempo per fare test nel deserto è finito da dieci anni, adesso abbiamo bisogno di condizioni reali”.


Insomma: a ragione o a torto, CITE si appresta a diventare l’incubatrice per le città del futuro. E chissà che non riesca a migliorare anche quelle del presente.