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Audi innovative thinking

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Eventi

Innovazione e ricerca: racconti e esperienze dall'Italia

La ricerca di un Paese è il suo futuro, ecco perché Audi sostiene chi trasforma l'innovazione in un'occasione per tutto il Paese

Factory Zambon, Vicenza - 08 Ottobre 2014

«Essere leader dell’innovazione ci fa vincere le competizioni, grazie alla sperimentazione di tecnologie che possiamo utilizzare per primi, traendone vantaggio»

Audi innovative thinking, l’ambizioso progetto della Casa di Ingolstadt che mette in contatto i massimi esponenti in termini di innovazione in Italia, non è solo uno strumento di confronto e sviluppo di idee in rete ma anche una realtà attiva sul territorio, con eventi e incontri che portano i talenti nostrani a contatto diretto con le persone. È il caso di *“La ricerca di un Paese è il suo futuro”**, un talk show organizzato l’8 ottobre scorso da Audi e Corriere Innovazione a Vicenza, presso l’Health & Quality Factory della multinazionale italiana Zambon.

Presentato da Giuseppe Di Piazza, responsabile editoriale di Corriere Innovazione e moderato da Massimo Sideri e Cristiano Seganfreddo, #SIAMORICERCA ha voluto essere una cartina tornasole sullo stato della ricerca in Italia, sballottata tra inconfutabili eccellenze e investimenti inadeguati, startup di successo internazionale e cervelli in fuga.

La location d’eccezione era la Zambon Health & Quality Factory, il gruppo farmaceutico italiano che ha recentemente investito 40 milioni di euro per costruire un polo di riferimento scientifico che favorisca il dialogo tra Università, mondo della ricerca e industria. Proprio il rapporto tra imprese e ricerca è stato uno dei temi principali del talk, soprattutto nell’intervento di Roberto Zuccato, presidente di Confindustria Veneto, che ha sottolineato come una grande parte del mondo accademico guardi ancora con sospetto e ostilità il mondo delle imprese, temendo una loro volontà di monopolio della ricerca. Al contrario, numerose recenti operazioni, soprattutto in Trentino, hanno fatto capire ai venture capital che l’Italia è un mercato credibile per investimenti importanti.

La ricerca italiana, infatti, è di livello eccellente, come ha testimoniato Fabio Filocamo, dirigente del Miur: siamo il secondo Paese al mondo come qualità dei ricercatori. I problemi risiedono nella mancanza di capitali e di fondi pubblici, oltre alle difficoltà legate alla burocrazia.
Sarah Richter, professoressa dell’Università di Padova, nota in tutto il mondo per le sue ricerche sull’Hiv, ha raccontato la sua esperienza a riguardo: «Per ottenere un finanziamento dalla Melinda e Bill Gates Foundation sono bastate due pagine di descrizione del progetto. In Italia di pagine ne servono centinaia». Un gap che fa perdere giornate preziose che vengono sottratte al lavoro in laboratorio.

Ma le soluzioni esistono e, finalmente una nota positiva, si stanno diffondendo: Ilaria Capua, per esempio, virologa e parlamentare, sta portando avanti la bandiera della ricerca nei palazzi romani, presentando di recente al ministro Lorenzin una proposta di legge per l’introduzione della figura del ricercatore indipendente.

Investire in ricerca, dunque, significa migliorare, superare la concorrenza e vincere, proprio come Dindo Capello, pilota professionista, che ha condiviso con il pubblico la sua ventennale esperienza in Audi, raccontando l’evoluzione continua della casa automobilistica: «essere leader dell’innovazione ci fa vincere le competizioni, grazie alla sperimentazione di tecnologie che possiamo utilizzare per primi, traendone vantaggio. Come abbiamo dimostrato ad esempio con l’introduzione dei sistemi propulsivi ibridi diesel-elettrico con recupero dell’energia in frenata».

Le fondamenta per costruire il futuro risiedono nello sviluppo della ricerca, l’unico modo per non smettere mai di guardare avanti. E di andare oltre.